COMUNICATO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI: APPROVAZIONE DELLO STATUTO DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE (VENERDÌ 28 GIUGNO 2002) , 26.06.2002

 

 


COMUNICATO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI: APPROVAZIONE DELLO STATUTO DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE (VENERDÌ 28 GIUGNO 2002)

 

Venerdì 28 giugno 2002, alle ore 11.00, nell'aula magna del Pontificio Consiglio per i Laici avrà luogo la consegna del decreto di approvazione dello Statuto del Cammino Neocatecumenale all'équipe responsabile internazionale del medesimo, composta dal Sig. Francisco (Kiko) Argüello, la Sig.na Carmen Hernández e il presbitero don Mario Pezzi. L'atto sarà presieduto da Sua Eminenza il Cardinale James Francis Stafford, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici. Vi prenderanno anche parte S.E. Mons. Stanisław Ryłko e il Prof. Avv. Guzmán Carriquiry, rispettivamente Segretario e Sotto-Segretario del dicastero. Saranno anche presenti a questa cerimonia una quarantina di catechisti del Cammino provenienti da diversi paesi del mondo.

Si tratta certamente di un evento di notevole portata ecclesiale, in quanto il Cammino Neocatecumenale, sorto in Spagna nel 1964, è ormai diffuso in più di cento paesi del mondo, alcuni dei quali in territori di missione. Nel solco del rinnovamento suscitato dal Concilio Vaticano II, il Cammino si pone al servizio dei Vescovi diocesani e dei parroci come una modalità di riscoperta del sacramento del Battesimo e di educazione permanente nella fede, proposta ai fedeli che desiderano ravvivare nella loro vita la ricchezza dell'iniziazione cristiana, percorrendo questo itinerario di catechesi e di conversione. Il Cammino Neocatecumenale è inoltre uno strumento per l'iniziazione cristiana degli adulti che si preparano a ricevere il Battesimo.

Nell'udienza concessa dal Santo Padre il 24 gennaio 1997, agli iniziatori del Cammino, accompagnati da un numeroso gruppo di catechisti, laici e sacerdoti, rientrati da un raduno tenuto sul Monte Sinai, Giovanni Paolo II ebbe a dire che la stesura dello Statuto per il Cammino "è un passo molto importante che apre la strada verso il suo formale riconoscimento giuridico, da parte della Chiesa, dando a voi una ulteriore garanzia dell'autenticità del vostro carisma", incoraggiandoli a portare avanti questo lavoro sotto la guida del Pontificio Consiglio per i Laici.

Il 5 aprile 2001, con lettera indirizzata a Sua Eminenza il Cardinale James Francis Stafford, Presidente dei Pontificio Consiglio per i Laici, il Sommo Pontefice, mentre ribadiva la suddetta esigenza, riconfermava la competenza del dicastero nell'approvazione dello Statuto del Cammino Neocatecumenale e al contempo affidava alla sua sollecitudine l’accompagnamento futuro del medesimo.

Gli iniziatori del Cammino, insieme ai loro collaboratori, si sono instancabilmente impegnati con il Pontificio Consiglio per i Laici, affinché potesse essere conseguito lo scopo indicato dal Santo Padre. Durante questi cinque anni, il Pontificio Consiglio per i Laici ha sempre operato in stretta collaborazione con gli altri dicasteri della Curia Romana direttamente interessati alla questione, in ragione e nell'ambito delle rispettive competenze.

Numerosi sono stati, inoltre, i contatti con singoli Presuli, nonché Conferenze Episcopali di tutto il mondo, per la valutazione dell'esperienza del Cammino a livello parrocchiale, diocesano e nazionale, mentre numerosi Patriarchi, Cardinali e Vescovi del mondo intero hanno scritto al Santo Padre per incoraggiare l'esame e l'approvazione dello Statuto.

Questo processo di stesura e di esame dello Statuto è stato un tempo di discernimento della proposta e dell'esperienza del Cammino Neocatecumenale da parte della Santa Sede. La normativa che viene ora approvata ha l'obiettivo di regolamentare la prassi del Cammino Neocatecumenale e il suo armonico inserimento nel tessuto ecclesiale, offrendo anche un aiuto a tutti i Pastori della Chiesa nel loro paterno e vigile accompagnamento delle comunità neocatecumenali. Con l'approvazione dello Statuto si apre una nuova tappa nella vita del Cammino, in cui il Pontificio Consiglio per i Laici non mancherà di accompagnarlo con altrettanta sollecitudine nel futuro, come si è adoperato fino adesso.

[01060-01.02] [Testo originale: Italiano]

 

 

 

 

 

 
 


 

APPROVAZIONE STATUTO DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE

CITTA' DEL VATICANO, 28 GIU. 2002 (VIS). Questa mattina, il Decreto di Approvazione dello Statuto del Cammino Neocatecumenale è stato consegnato solennemente agli iniziatori del Cammino, Kiko Argüello, Carmen Hernández e Padre Mario Pezzi, dal Cardinale James Francis Stafford, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici. La cerimonia di consegna si è svolta nell'Aula Magna del medesimo Dicastero.

L'approvazione, secondo quanto riportato in un Comunicato reso pubblico questa mattina, è stata frutto del lavoro congiunto di cinque dicasteri: il Pontificio Consiglio per i Laici, la Congregazione per la Dottrina della Fede, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, la Congregazione per il Clero e la Congregazione per l'Educazione Cattolica.

"Il Cammino Neocatecumenale" - si legge nel Comunicato - "non è stato approvato come un'associazione, un movimento o una congregazione religiosa, ma, rispettando e confermando l'intenzione degli iniziatori, come un itinerario di iniziazione cristiana per la riscoperta del battesimo".

"Il lavoro di elaborazione si è protratto perché le figure giuridiche più usate dal Codice di Diritto Canonico sono quella di associazione o fondazione", mentre "in quanto Iniziazione Cristiana il Cammino (.) è al servizio delle Diocesi e dei parroci, senza costituirsi in entità autonoma".

Lo Statuto si compone di 35 articoli. Nel primo articolo viene espressa la natura del Cammino e si descrivono i quattro beni spirituali che lo costituiscono. Nel secondo articolo si stabiliscono le modalità di attuazione del Cammino che si attua nelle Diocesi "sotto la direzione del Vescovo" e secondo "le linee proposte dagli iniziatori". "Il soggetto che promuove l'iniziazione cristiana" - spiega il testo - "è ovviamente il Vescovo, a cui è però offerto uno strumento approvato dalla Santa Sede e configurato secondo le indicazioni dello Statuto".

Infine, negli ultimi articoli, sono specificate le modalità previste per la successione alla équipe degli iniziatori del Cammino Neocatecumenale.
./APPROVAZIONE STATUTO NEOCATECUMENALE/. VIS 020628 (310)

 


 

INTERVENTO DI KIKO ARGÜELLO 
ALLA CONSEGNA DELLO STATUTO DEL
 CAMMINO NEOCATECUMENALE

(28 Giugno 2002)

 

Siamo contentissimi che dopo tutto il travaglio di questi anni si sia potuti arrivare alla approvazione dello Statuto. Perciò non possiamo fare a meno di ringraziare prima di tutto il Santo Padre che ha voluto in prima persona questa approvazione; in secondo luogo ringraziamo Sua Eminenza il Cardinal Stafford che è stato sempre così paterno con noi. Ringrazio anche Mons. Rylko che ha avuto la pazienza di sopportare i nostri peccati e che ci ha dato vera testimonianza cristiana. Ringrazio anche il Sottosegretario, Avv. Guzmán Karrequiry e il canonista, Padre Miguel Delgado, che con tanto amore ci hanno accompagnato nella stesura di questo Statuto.

Nel primo incontro che Giovanni Paolo II ebbe con noi a Castelgandolfo, il 5 settembre 1979, eravamo presenti Carmen, il padre Mario ed io, dopo la messa il papa ci disse che durante la celebrazione aveva visto davanti a sé: ateismo- battesimo- catecumenato.

Lì per lì non capii bene cosa volesse dire, anzi mi sembrava sbagliato anteporre battesimo a catecumenato. Il catecumenato nella tradizione della Chiesa è per coloro che si preparano a ricevere il battesimo.

Oggi, dopo 23 anni, davanti a questo statuto che il papa ha voluto, insistendo personalmente perché fosse approvato, queste parole acquistano il loro vero senso .

La chiave ce la dà forse ciò che il Papa disse in una parrocchia di Roma, parlando alle Comunità Neocatecumenali: "Io vedo così la genesi del neocatecumenato…, uno, non so se Kiko o altri, si è interrogato da dove veniva la forza della Chiesa primitiva e da dove viene la debolezza della chiesa di oggi, molto più numerosa? Ed io credo che abbia trovato la risposta nel catecumenato, in questo cammino".

Dicendo il papa che ha visto davanti a sé: ateismo-battesimo-catecumenato, che cosa ci ha voluto dire?

Penso che dopo l’esperienza dell’ateismo da lui fatta in Polonia, lui, che è un filosofo le cui radici sono nella fenomenologia di Husserl, ha voluto dire che per rispondere alla forza dell’ateismo moderno e alla secolarizzazione i cristiani battezzati hanno bisogno di un catecumenato come aveva la chiesa primitiva, un catecumenato postbattesimale.

Ecco la base dell’approvazione dello Statuto del Cammino Neocatecumenale, non come associazione, ma come un catecumenato postbattesimale, come una iniziazione cristiana, uno strumento che la Santa Sede offre ai vescovi perché si possa rafforzare il battesimo dei cristiani in risposta all’ateismo moderno.

Lui, uomo moderno che soffre vedendo la società lacerata per la distruzione della famiglia; nel VI Simposio dei Vescovi Europei dell’anno 1985, dopo aver fatto una seria analisi della secolarizzazione attuale che distrugge la le radici della fede, ha detto: "Lo Spirito Santo ha risposto già a questa situazione, dobbiamo andare lì dove lo Spirito Santo sta attuando, sta dando segni di vita, dobbiamo avere il coraggio di lasciare i nostri schemi atrofizzati e accogliere le nuove realtà che lo Spirito Santo sta suscitando...

Giuridicamente l’iniziazione cristiana ha il suo cardine nel vescovo, così il canone 788 del Codice di Diritto Canonico dice che corrisponde alle Conferenze Episcopali emanare statuti che regolino l’iniziazione cristiana.

Oggi quasi tutte le conferenze episcopali stanno parlando della necessità di una iniziazione cristiana postbattesimale. E trovano molte difficoltà a realizzarla.

Con questo Statuto il papa con coraggio offre ai vescovi ed alle conferenze episcopali un modo di iniziazione e di catecumenato postbattesimale avallata da più di trenta anni di cammino pieno di frutti.

Non possiamo che ringraziare la Santa Vergine Maria che ha ispirato questo cammino, facendoci fare comunità come la Santa Famiglia di Nazareth, che vivano in umiltà, semplicità e lode, dove l’altro è Cristo.

Ecco il passaggio dalla pastorale della cristianità, possiamo dire, del tempio, alla pastorale della comunità, come corpo di Cristo risorto.

Durante tre secoli la chiesa primitiva ha avuto un catecumenato serio, dove prima di ricevere il battesimo i catecumeni dovevano dimostrare che avevano la fede, che aveno dentro di sé la vita eterna perché facevano opere di vita, opere che dimostravano che in loro abitava Cristo risorto, che avevano ricevuto la grazia della natura divina, attraverso lo Spirito Santo.

Ecco che il battesimo era la gestazione ad una nuova creazione, dove la sintesi dell’annunzio del kerigma, la buona notizia, il cambiamento di vita morale e la liturgia era tutto uno

Questi cristiani erano inseriti in comunità vive, non avevano templi, non avevano altari, non avevano sacerdoti come i religiosi pagani, si radunavano nelle case, ma Dio stesso ha messo queste comunità sul candelabro e mediante la persecuzione hanno potuto dimostrare i segni dell’uomo nuovo che proclama il sermone della montagna: "Non opponete resistenza al male, se qualcuno ti percuote sulla guancia destra offrigli la sinistra, se qualcuno ti fa causa per rubarti la tunica lasciagli anche il mantello, se qualcuno ti ruba quello che è tuo, non glielo reclamare, amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano".

Ecco i segni di Cristo crocefisso: l’amore "come io vi ho amato", in questo amore conosceranno che siete i miei discepoli; "siate perfettamente uno ed il mondo crederà".

Queste comunità hanno convertito l’impero romano; oggi di fronte alla globalizzazione, all’ateismo ed all’apostasia dell’Europa, ecco Giovanni Paolo II dice che bisogna ritornare al modello primitivo.

Ma il punto per noi è uno solo: che si dia l’uomo nuovo, l’uomo celeste, in un itinerario serio di formazione cristiana; quell’uomo che San Paolo dice che porta nel suo corpo il morire di Gesù, perché si veda nel suo corpo che Cristo è vivo, in modo che quando il cristiano muore "il mondo riceve la vita".

Con questi statuti il Papa riconosce il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica valido per la società e per i tempi odierni, e auspica che i vescovi ed i suoi presbiteri valorizzino e aiutino questa opera per la nuova evangelizzazione perché essa si realizzi secondo le linee proposte dagli iniziatori. Con questo Statuto si concretizzano le linee degli iniziatori come "una regola chiara e sicura" per i Vescovi nella loro opera di evangelizzazione, nel mandato che hanno ricevuto da Cristo di evangelizzare a tutte le nazioni

Durante questi anni vedendo la testimonianza di tanti fratelli di queste comunità, molti pagani hanno voluto riavvicinarsi a Cristo e hanno chiesto il battesimo. Noi li abbiano accolti nelle nostre comunità e li abbiamo accompagnati per quattro anni nel loro itinerario dell’ OICA con frutti meravigliosi.

Anche questo viene riconosciuto in questi statuti che saranno accolti con grande gioia da tanti pagani che si stanno avvicinando alle nostre comunità. Siamo lieti di essere un servizio ai vescovi ed ai parroci senza formare nessuna struttura parallela.

Senza dubbio questo statuto è una novità dal punto di vista giuridico, ma speriamo che venga accolto con gioia dai parroci e dai vescovi e che aiutino a dissipare malintesi e pregiudizi, che spesso sono stati frutto di mancanza di conoscenza del Cammino.

Grazie a tutti, anche a nome di Carmen e di Padre Mario.

Pregate per me che sono un peccatore.

Ad Maiorem Dei Gloriam

29 giugno 2002

Solennità dei Santi Pietro e Paolo

 


Sabato 29 Giugno 2002

Per il movimento dei Neocatecumenali
arriva il riconoscimento del Vaticano

di ORAZIO PETROSILLO

CITTA’ DEL VATICANO - E’ una delle realtà più espansive, creative e coinvolgenti nella Chiesa cattolica degli ultimi 40 anni. Ma cresciuta senza regole scritte ed anche criticata da non pochi vescovi. Ieri ha ricevuto il decreto di approvazione dello Statuto da parte della Santa Sede. Si tratta del "Cammino Neocatecumenale", una esperienza di fede incominciata in una baraccopoli di Madrid nel 1964 dal pittore Kiko Arguello, ed ora diffusa in più di cento paesi ed 800 diocesi con oltre 16.700 comunità. Lo Statuto, fortemente voluto dal Papa, è stato consegnato ieri dal cardinale James Stafford, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, alla presenza dell’équipe responsabile internazionale del Cammino, l’iniziatore Kiko Arguello, Carmen Hernàndez e il sacerdote Mario Pezzi. Lo Statuto esprime la realtà di questa esperienza davvero originale che, lungo delle tappe che durano un decennio, porta alla riscoperta dell’essere cristiani, alla stregua del lungo cammino che i pagani dei primi secoli compivano prima di essere ammessi al battesimo: si chiamava catecumenato, ma siccome molti oggi sono cristiani già battezzati che devono riscoprire la loro vocazione, perciò si chiama "Cammino neo-catecumenale". Al tempo stesso, lo Statuto mette dei "paletti": stabilisce con forza la responsabilità del vescovo che «può accettare o meno l’esistenza del Cammino nella sua diocesi», che deve vigilare, che ne è il primo catechista. Come pure il parroco nella sua parrocchia. Si invita a non forzare la mano per le grandi confessioni pubbliche. Si tratta di un insieme di regole per il Cammino, la cui figura giuridica resta in sospeso: tra associazione pubblica o privata o fondazione. Si attende il responso di tre dicasteri della Curia che stanno esaminando i 12 volumi del "direttorio catechistico", ossia le catechesi tenute nelle comunità. Oggi pomeriggio il Papa, sul sagrato di S. Pietro, conferirà il pallio a 28 arcivescovi metropoliti tra i quali Scola di Venezia, Gristina di Catania e Kondrusiewicz di Mosca. Vi saranno reazioni dal Patriarcato russo?


 

 


 

Neocatecumenali via libera del Vaticano

Approvato lo statuto del «Cammino» iniziato da Hernandez e Arguello. D’ora in poi «al servizio dei vescovi per la catechesi»
da Roma Mimmo Muolo

Un «itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni». È questa la natura del Cammino neocatecumenale, così come è riconosciuta dal primo articolo dello Statuto approvato ieri dalla Santa Sede, al termine di un lavoro durato cinque anni. La consegna del decreto di approvazione si è svolta nell’Aula magna del Pontificio Consiglio per i Laici, cioè il dicastero che Giovanni Paolo II aveva a suo tempo incaricato di accompagnare tutto l’iter, e che in questi anni ha sempre operato «in stretta collaborazione», come ricorda un comunicato diffuso ai giornalisti, con gli altri dicasteri della Curia Romana direttamente interessati alla questione (le Congregazioni per la dottrina della fede, per il culto, per il clero e per l’educazione cattolica). Alla cerimonia, presieduta dal presidente del Pontificio Consiglio per i laici, cardinale James Francis Stafford, hanno preso parte il segretario dello stesso dicastero, monsignor Stanislaw Rylko, e il sottosegretario, Guzman Carriquiry, gli iniziatori del Cammino, Kiko Arguello e Carmen Hernández, don Mario Pezzi, membro dell’équipe internazionale del Cammino stesso, oltre a una quarantina di catechisti, provenienti da diversi Paesi del mondo. «Oggi inizia una nuova tappa nella vostra storia – ha detto il cardinale Stafford – in cui i rapporti con la Sede di Pietro si fanno più stretti». Dunque, questo atto odierno «non è un punto di arrivo, bensì un punto di partenza per il Cammino». Perciò, ha aggiunto il porporato, «nel pieno rispetto della vostra identità ecclesiale e dei vostri modi apostolici propri, è necessario che lavoriate sempre in piena sintonia con il Vicario di Cristo, come pure con i singoli Vescovi diocesani, in qualità di Pastori delle Chiese locali: questa è la garanzia dell’autenticità del vostro impegno al servizio della Chiesa universale». La stessa esigenza viene ribadita anche nel testo dello Statuto, che si compone di 35 articoli, divisi in sei titoli. Il primo dedicato alla natura e attuazione del Cammino. Gli altri quattro ad ognuno dei «beni spirituali», di cui consta il Cammino stesso: il catecumenato post battesimale, l’educazione permanente alla fede, il catecumenato battesimale e il servizio della catechesi. Il sesto e ultimo all’equipe responsabile internazionale. «Il Cammino neocatecumenale – si legge nell’articolo uno – è al servizio dei vescovi come una modalità di attuazione diocesana dell’iniziazione cristiana e dell’educazione permanente della fede, secondo le indicazioni Concilio Vaticano II e del Magistero della Chiesa». E nell’articolo 2 si stabilisce che «il Cammino neocatecumenale si attua nelle diocesi: sotto la direzione del vescovo diocesano e con la guida dell’équipe responsabile internazionale o dell’équipe responsabile delegata; secondo le linee proposte dagli iniziatori» contenute nello Statuto e nel Direttorio catechistico, che è a sua volta in fase di approvazione. Questo, anzi, come ha sottolineato ieri il cardinale Stafford, «sarà il prossimo passo da fare». Un passo in cui «il Pontificio Consiglio per i laici vi sarà vicino» e «vi accompagnerà con sollecitudine». Lo Statuto, invece, come vuole la regola canonica, è stato approvato ad experimentum per cinque anni. Trascorsi i quali, e alla luce dell’esperienza acquisita, verrà richiesta al Pontificio Consiglio per i Laici una ulteriore conferma. Il Cammino neocatecumenale, sorto in Spagna nel 1964 per iniziativa di Kiko Arguello e Carmen Hernàndez, è diffuso in 105 Paesi. I dati diffusi ieri parlano di 16.700 comunità, presenti in circa 5mila parrocchie di 880 diocesi. Fra queste oltre 8mila sono in Europa, 7.300 nelle Americhe, circa 800 in Asia e Australia e 600 in Africa. Attualmente, inoltre, nei 46 seminari Redemptoris Mater definiti «diocesani missionari» che il Cammino ha aiutato ad aprire (32 dei quali sono già stati eretti canonicamente) studiano 1.500 seminaristi. E dagli stessi seminari sono finora usciti 731 sacerdoti, mentre circa 4mila ragazze provenienti dalle Comunità hanno scelto la vita religiosa.

 


 

Un cammino per diventare cristiani

 

IL CAMMINO  NEOCATECUMENALE
RICONOSCIUTO DALLA SANTA SEDE COME

CATECUMENATO POSTBATTESIMALE 

Dopo più di cinque anni di lavoro, la Santa sede ha approvato lo Statuto del Cammino Neocatecumenale confermandone la prassi in oltre 105 nazioni per più di trenta anni.

Il decreto di approvazione, con la data della Festività dei Santi Pietro e Paolo, è stato consegnato solennemente, il 28 giugno agli iniziatori del cammino, Kiko Argüello e Carmen Hernández insieme al Padre Mario Pezzi, dal Cardinale Stafford, presidente del Pontificio Consiglio dei Laici, il Dicastero a cui il Santo Padre ha affidato il compito di guidare l’elaborazione dello Statuto.

Il Cammino Neocatecumenale non è stato approvato come un’associazione, un movimento o una congregazione religiosa, ma, rispettando e confermando l’intenzione degli iniziatori, come un itinerario di iniziazione cristiana per la riscoperta del battesimo, cioè un catecumenato post-battesimale (vedi Statuto, articolo 1) al servizio delle diocesi e delle parrocchie.

A sottolineare il valore ecclesiale e l’importanza di questo atto, l’approvazione dello Statuto del Cammino è stato il frutto di un lavoro congiunto di ben cinque dicasteri: il Pontificio Consiglio dei Laici, la Congregazione della Fede, la Congregazione per il Culto Divino, la Congregazione per il Clero e la Catechesi e la Congregazione per l’Educazione Cattolica.

E’ un gesto di grande rilevanza poiché si tratta del primo catecumenato post-battesimale riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa Cattolica.

Questa approvazione formalizza e precisa il riconoscimento già fatto nel 1990 del Santo Padre, che riconobbe il cammino come un "itinerario di formazione cattolica valido per la società ed i tempi odierni".

Il lavoro di elaborazione si è protratto perché le figure giuridiche più usate dal Codice di Diritto Canonico sono quella di associazione o fondazione, che non corrispondono alla natura del Cammino Neocatecumenale. In quanto Iniziazione Cristiana il Cammino infatti è al servizio delle diocesi e dei parroci, senza costituirsi in entità autonoma.

Lo Statuto si compone di 35 articoli. Nel primo articolo si esprime la natura del Cammino e si descrivono i 4 beni spirituali che costituiscono il Cammino Neocatecumenale. Essi sono:

1. il neocatecumenato o catecumenato postbattesimale, vedi Titolo II;

2. il catecumenato per non battezzati secondo le indicazioni dell’OICA, vedi Titolo IV;

3. l’educazione permanente delle comunità che continuano in parrocchia dopo avere terminato il neocatecumenato, vedi Titolo III;

4. il servizio alla catechesi, come, ad esempio, il ritorno allo schema primitivo di evangelizzare per mezzo di equipe itineranti disposte ad andare in tutto il mondo in base al mandato del loro battesimo, vedi Titolo V.

Nel secondo articolo si stabiliscono le modalità di attuazione del Cammino: esso si attua nelle diocesi "sotto la direzione del vescovo" (vedi art. 2,1°) e "secondo «le linee proposte dagli iniziatori»" (vedi art. 2,2º): il soggetto che promuove l’iniziazione cristiana è ovviamente il vescovo (vedi art. 26), a cui è però offerto uno strumento approvato dalla Santa Sede e configurato secondo le indicazioni dello Statuto. Infine negli ultimi articoli si specificano le modalità previste per la successione all’equipe degli iniziatori del Cammino Neocatecumenale.

Si tratta di una formulazione prevista dai codici, ma nuova e di grande coraggio.

In un mondo sempre più lontano dalla cristianità e stretto fra secolarizzazione e fondamentalismi, la Santa Sede con quest’atto sottolinea coraggiosamente l’urgente necessità che i battezzati riscoprano le radici della loro fede e, di fronte alla generale scristianizzazione della società moderna, si dota di uno strumento per rievangelizzare l’uomo contemporaneo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LO STATUTO DEL 
CAMMINO NEOCATECUMENALE

Osservazioni canoniche del 
Prof. Juan Ignacio Arrieta

(Professore ordinario di Diritto Canonico 
nella Pontificia Università della Santa Croce)

 

Con un Decreto del Pontificio Consiglio per i Laici, lo scorso 29 giugno è stato approvato lo Statuto del Cammino Neocatecumenale. Si chiude così un interessante processo di riflessione istituzionale sulla realtà della vita del Cammino, portata a termine con l’incoraggiamento e la benedizione di Sua Santità Giovanni Paolo II, che già da qualche tempo ha invitato a concludere il lavoro affinché il Cammino Neocatecumenale ricevesse nel diritto della Chiesa un’espressione giuridica conforme alla realtà apostolica che rappresenta.

Come possiamo ricordare, fu proprio il Papa che lo scorso anno, con lettera del 5 aprile indirizzata al Card. James Stafford, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, conferì a quel Dicastero della Curia Romana la missione di portare a termine il processo di approvazione giuridica dello Statuto del Cammino, assegnandogli perciò la necessaria competenza in rapporto agli altri Dicasteri interessati della Curia.

L’elaborazione dello Statuto del Cammino è stata conclusa, dunque, in stretto dialogo e collaborazione fra il Pontificio Consiglio per i Laici e i responsabili del Cammino. Il testo finale viene ora approvato, pertanto, da questo Dicastero, che esercita così il mandato del Santo Padre. Nella suddetta lettera, il Papa esprimeva, inoltre, la sua volontà che, una volta approvato lo Statuto, anche se in questo caso non si tratta di una associazione internazionale di fedeli, fosse il Pontificio Consiglio per i Laici, il Dicastero, fra tutti gli organismi della Santa Sede, che continuerà ad accompagnare l’attività apostolica del Cammino Neocatecumenale.

Il testo del documento approvato ad experimentum per un periodo di cinque anni - elementare prudenza che la Santa Sede usa di solito quando si tratta di dare configurazione giuridica di qualsiasi istituzione -, mostra con chiarezza che il principale compito realizzato in questi anni di elaborazione dello Statuto è stato quello di rispecchiare in modo ordinato e per scritto, con terminologia giuridica e con piena fedeltà quell’esperienza concreta di vita cristiana che è il Cammino Neocatecumenale, nel modo in cui si è venuto formando, sin dagli anni "sessanta", nei cinque continenti. Questo Statuto, non è se non l’espressione sintetica di una realtà che è già vita nella Chiesa, e ha reso presente, ancora una volta, il fatto - tra l’altro inevitabile nella vita della Chiesa e perfino necessario in tante occasioni -, che la vita precede il Diritto. È per questo che l’approvazione di questo Statuto da parte del Pontificio Consiglio per i Laici, che opera a nome del Santo Padre, rappresenta innanzitutto la conferma di una prassi apostolica viva e consolidata lungo questi anni.

Un programma di formazione: non una associazione

Lo Statuto del Cammino Neocatecumenale che sono stati approvati, comprendono 35 articoli raggruppati in sei titoli, più una disposizione finale relativa al processo di revisione dello Statuto. I suddetti articoli descrivono fondamentalmente i contenuti centrali delle catechesi del Cammino, la modalità e i tempi di trasmissione, l’organizzazione di queste catechesi nelle diverse tappe e i rapporti con l’autorità della Chiesa in ogni luogo. Il corpo normativo è accompagnato da un centinaio di note, con riferimento, soprattutto, ai testi della Scrittura, dei Padri della Chiesa o del Magistero; testi, che in questi anni sono stati di fondamentale importanza nel configurare i diversi aspetti di questa esperienza di vita cristiana. Ne deriva che queste note, in dialogo con il testo, risultano di singolare interesse per interpretare in modo adeguato il senso degli articoli che appartengono al corpo dello Statuto.

In questo Statuto, il Cammino Neocatecumenale non è considerato né come una associazione, né come un movimento, né come una aggregazione di persone che stabiliscono fra di loro uno speciale vincolo formale per raggiungere determinati obiettivi nella Chiesa. Chi conosce il Cammino sa bene che nulla di questo corrisponde alla realtà della sua esperienza apostolica; anzi, chi è bene informato comprende che, in questo caso concreto, una opzione canonica di tipo associativo avrebbe alterato gli elementi basilari del Cammino, compromettendo aspetti essenziali del suo dinamismo apostolico. Perciò, più che segnalare una figura giuridica già codificata nel Diritto della Chiesa, questo Statuto si limita a presentare l’espressione giuridica della realtà vissuta nel Cammino, nel contesto, ovviamente, dei postulati e delle esigenze proprie della struttura della Chiesa e del suo ordinamento canonico.

Se ci domandiamo, pertanto, qual è la forma giuridica concreta del Cammino Neocatecumenale che si desume da questo Statuto, dopo una attenta lettura del documento, bisognerebbe rispondere con tutta semplicità, che quello che il testo contiene, non è altro che un "Cammino Neocatecumenale". È ciò che afferma l’articolo primo dello Statuto, usando un’espressione veramente definitoria, impiegata dal Papa Giovanni Paolo II nella lettera del 30 agosto 1990, e pubblicata in Acta Apostolicae Sedis (82 [1990] 1515): "Riconosco il Cammino Neocatecumenale – diceva allora il Papa, e l’articolo primo ripete – come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni".

Infatti, il presente Statuto costituiscono una specie di direttorio catechetico nel quale si descrive un programma o, se vogliamo, un itinerario di formazione integrale del cristiano di natura liturgico-catechetica, giacchè si basa soprattutto su un’esperienza liturgica personale e su una formazione catechetica incarnata nella vita del cristiano. Lo Statuto contiene, inoltre, tutte le indicazioni fondamentali su come organizzare, dirigere e portare avanti questo concreto programma formativo. Un programma di formazione che viene offerto a ogni vescovo diocesano, che è l’autorità alla quale, secondo il diritto canonico (can. 775 § 1 CIC), compete coordinare le iniziative della catechesi nella propria diocesi. Nello stesso tempo, come garanzia dell’autenticità del programma e del metodo di formazione, e per mantenere i necessari contatti con l’autorità della Chiesa ai diversi livelli, la guida e il coordinamento dell’attività del Cammino viene affidata dalla Santa Sede ad un’Équipe responsabile internazionale.

Da quanto abbiamo detto si evince che gli articoli di questo Statuto non intendono delineare elementi formali - nuovi diritti e doveri, che in realtà non esistono -, per coloro che seguono questo itinerario formativo, ma, invece, vogliono semplicemente descrivere i contenuti che devono essere trasmessi e le modalità con le quali si deve offrire questa formazione. Non si pretende negare l’evidenza che anche il Cammino Neocatecumenale rappresenta, di fatto, una aggregazione di persone: basta pensare alla costituzione delle piccole comunità nelle parrocchie che si mantengono sostanzialmente stabili lungo il tempo. Ciononostante, dobbiamo mettere in risalto che questo fenomeno, nel caso del Cammino, non è di tipo associativo. La stessa cosa succede, per esempio, nelle strutture formative di una scuola di lingue, o in una scuola di qualsiasi genere. In queste realtà, si riproduce, certamente, un sistema di rapporto stabile fra gli alunni che seguono i corsi, lungo gli anni. Questo, però, non significa che gli alunni stabiliscano dei rapporti di rilevanza giuridica fra di loro, nonostante l’intensità che questo rapporto umano possa avere. D’altra parte, per esempio, in questa scuola di lingue, si dovrà seguire un determinato programma di insegnamento e, coloro che lo portano avanti, i professori e la direzione della scuola, dovranno attenersi ad una metodologia stabilita previamente con chiarezza, accettando gli obblighi che derivano dalla posizione di formazione o di direzione che ognuno di loro occupa.

Allo stesso modo, nell’itinerario di formazione che il Cammino Neocatecumenale rappresenta, non si costituiscono dei nuovi rapporti giuridici, diversi da quelli che ogni fedele cristiano ha già in quanto appartenente alla Chiesa. Perciò, in questo Statuto non si troverà un elenco di diritti e doveri di coloro che usufruiscono di questa attività. C’è, invece, una indicazione abbastanza precisa, dei compiti che devono espletare i catechisti, o coloro che, in piena libertà, formano le diverse équipes di responsabili. Tutto ciò, come ho detto, è una precisa conseguenza della natura del Cammino, che non risponde, assolutamente, alle caratteristiche di una associazione.

La struttura dello Statuto

Detto questo, vogliamo descrivere, in sintesi, il contenuto dello Statuto ora approvati. Il primo titolo descrive la "Natura e attuazione del Cammino Neocatecumenale", ed è composto da quattro articoli che tracciano gli aspetti organizzativi centrali del Cammino, in sintonia con quanto Giovanni Paolo II ha affermato, in ogni momento, circa l’identità di questa esperienza cristiana.

Il primo articolo ci dice che il Cammino Neocatecumenale consta di un insieme di beni spirituali - itinerario catechetico, educazione permanente, servizio della catechesi, ecc. -, messi al servizio dei Vescovi come una modalità di attuazione diocesana dell’iniziazione cristiana e dell’educazione permanente della fede, secondo le indicazioni del Magistero della Chiesa, in spirito di comunione e di servizio all’Ordinario del luogo e a tutta la Chiesa. Questa formazione si attua nelle Diocesi sotto la direzione del Vescovo diocesano, e, ovviamente, anche con la guida dell’Èquipe responsabile internazionale del Cammino, che la Santa Sede ha indicato come garante davanti alla Chiesa dell’identità di questa formazione.

Il secondo titolo, "Il Neocatecumenato o catecumenato post-battesimale", costituisce, con i suoi 17 articoli distribuiti in quattro capitoli, l’asse centrale sul quale si basa lo Statuto e rappresenta una sintetica e puntuale enucleazione dei contenuti catechetici, degli elementi formativi e del ritmo temporale con cui si trasmette questa formazione. In questo titolo vengono descritti gli elementi fondamentali del neocatecumenato - destinatari, attuazione nelle parrocchie, ecc. -, l’inizio dell’itinerario formativo, il suo sviluppo mediante la Parola, la Liturgia e la Comunità, e la descrizione generale delle tre diverse fasi previste nell’itinerario di formazione.

Fra gli articoli del secondo titolo, bisogna far menzione del riferimento alla "Iniziazione e formazione alla vocazione sacerdotale", dove troviamo un cenno ai seminari diocesani "Redemptoris Mater", utile per capire i loro tratti essenziali e il loro rapporto con il Cammino Neocatecumenale. L’articolo 18 comincia citando un passo del "Direttorio generale per la catechesi" (n. 86), dove si ricorda che il Cammino, come qualsiasi itinerario catechetico, è anche "un mezzo per suscitare vocazioni sacerdotali e di particolare consacrazione a Dio nelle diverse forme di vita religiosa e apostolica e per accendere nel cuore dei singoli la speciale vocazione missionaria". Questo è il preciso contesto apostolico da dove sorge il rapporto del Cammino con i seminari "Redemptoris Mater": seminari eretti per volontà dei rispettivi Vescovi diocesani interessati, in accordo con i responsabili del Cammino, e secondo le norme approvate dal rispettivo Vescovo diocesano in conformità con la vigente Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis. Si tratta, pertanto, di seminari diocesani per la formazione di candidati al sacerdozio, che poi verranno incardinati a servizio delle rispettive diocesi. L’unica loro peculiarità consiste nel fatto che la partecipazione al Cammino Neocatecumenale costituisce un elemento specifico del loro iter formativo. È ovvio, dunque, che questi seminari devono rimanere al margine del presente Statuto. Ad essi devono essere applicati, in tutto, le norme universali circa la formazione dei candidati al sacerdozio e sulla incardinazione dei chierici secolari.

Il terzo titolo considera la collaborazione nel rinnovamento della vita della parrocchia offerto dalle comunità che hanno finito l’itinerario proposto dal Cammino, e che, da quel momento, entrano in un processo di educazione permanente della fede. Il quarto titolo è dedicato in modo particolare al catecumenato battesimale e alla speciale cura che richiedono i catecumeni e i neofiti.

Il quinto e il sesto titolo dello Statuto approfondiscono ancora gli aspetti organizzativi e le modalità del servizio della catechesi. Il titolo quinto, "Modalità del servizio della catechesi", tratta principalmente dei soggetti che, nella Diocesi, devono intervenire nel seguire l’attività del Cammino. Tratta in primo luogo, del Vescovo diocesano, al quale compete autorizzare l’attuazione del Cammino nella diocesi, vigilare affinché il Cammino si sviluppi in conformità alle esigenze del Diritto, presiedere i riti più importanti dell’itinerario neocatecumenale, curare una ragionevole continuità pastorale nelle parrocchie dove esso è presente, ecc. Il testo si occupa, poi, del compito dei parroci e dei presbiteri che esercitano la cura pastorale di coloro che percorrono il Cammino Neocatecumenale, che non sono, abitualmente, sacerdoti formati nei seminari "Redemptoris Mater". Il testo parla poi dei catechisti e della loro formazione, degli itineranti - catechisti e presbiteri -, che si offrono in risposta alla chiamata di diocesi lontane, e delle famiglie in missione che, su richiesta dei Vescovi, si stabiliscono in zone scristianizzate o in luoghi dove è necessario realizzare l’implantatio ecclesiae.

Infine, il sesto titolo contiene due articoli relativi alla composizione attuale dell’"Équipe responsabile internazionale del Cammino" e alla futura sostituzione dei suoi componenti mediante elezione. Come si sa, attualmente, l’Èquipe responsabile è composta dagli iniziatori del Cammino, Kiko Argüello e Carmen Hernández e da don Mario Pezzi, presbitero del clero diocesano di Roma. La norma prevede che, in futuro, dopo la scomparsa degli iniziatori, un collegio di varie decine di persone, procedano alla elezione di coloro i quali, dopo la conferma della Santa Sede, dovranno assumere queste funzioni per un periodo di sette anni.

C’è anche una norma, l’articolo 4, che considera la dimensione economica di questa attività apostolica. In esso si afferma il principio generale che il Cammino Neocatecumenale non dispone di patrimonio proprio e che esso si attua nella diocesi mediante servizi resi a titolo gratuito; in risposta alle varie necessità, nelle comunità vengono effettuate delle collette spontanee. L’unica eccezione a questa regola scaturisce dall’eventualità che si debbano sostenere iniziative apostoliche di maggior entità. Proprio per far fronte a queste necessità, il Vescovo diocesano più direttamente interessato, a richiesta dell’Équipe responsabile internazionale, valuterà l’opportunità di erigere una fondazione autonoma diocesana, con personalità giuridica, regolata da statuti propri.

Questa potrebbe essere una sintesi del contenuto dello Statuto che è stato ora approvato mediante il Decreto del Pontificio Consiglio per i Laici. Decreto e Statuto sono, pertanto, i documenti ora pubblicati.

Risulta, quindi, evidente quanto il Papa aveva già predetto nella lettera indirizzata al Card. Stafford, precedentemente menzionata: l’approvazione di questo Statuto stabilisce una chiara e sicura regola di vita per il Cammino Neocatecumenale e costituisce per esso e per i fedeli cristiani in generale, un momento di profonda gioia e di viva gratitudine a Dio e alla Chiesa. Questo testo costituisce "un nuovo punto di partenza, - concludeva il Papa facendo riferimento al n. 30 della Esortazione Ap. Christifideles laici - che è segno visibile di una identità ecclesiale matura".

Juan Ignacio Arrieta

 

Professore ordinario di Diritto Canonico nella Pontificia Università della Santa Croce,
Giudice del Tribunale ecclesiastico dello Stato della Città del Vaticano,
Referendario della Segnatura Apostolica,
Consultore di vari Dicasteri della Curia Romana, fra cui, il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi,
Membro della Direzione dell’Associazione Internazionale di canonisti 
"Consociatio Internationalis Studio Iuris Canonici Promovendo"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LO STATUTO DEL 
CAMMINO NEOCATECUMENALE

Osservazioni canoniche del 
Avv. Dott. Adelchi Chinaglia

 

 

Nel discorso tenuto dal Santo Padre agli iniziatori del Cammino Neocatecumenale e agli itineranti, il 24 gennaio 1997, che L’Osservatore Romano intitola "A trent’anni dalla nascita del Cammino…", vi sono alcune indicazioni basilari per l’attuale Statuto, costituenti un nuovo orizzonte entro il quale va inserito, anche formalmente, il Cammino:

1. "Il cammino Neocatecumenale compie trent’anni di vita: l’età direi di una certa maturità. Il vostro raduno al Sinai ha aperto davanti a voi in un certo senso una tappa nuova".

2. "Come vivere in pienezza (il Cammino Neocatecumenale)? Come svilupparlo? Come condividerlo ancora meglio con gli altri? Come difenderlo da vari pericoli… Per rispondere a queste domande… avete iniziato al Sinai il processo della stesura di una Statuto del cammino".

3. "E’ un passo molto importante che apre la strada verso il suo formale riconoscimento giuridico da parte della Chiesa, dando a voi un’ulteriore garanzia dell’autenticità del vostro carisma."

Le linee programmatiche indicate da Giovanni Paolo II affermano che dopo il riconoscimento sostanziale avvenuto con la lettera "Ogniqualvolta" è possibile sviluppare (arrivati alla maturità), quelle "linee degli iniziatori" precedentemente ritenute sufficienti e valide in uno "Statuto del cammino" per un "riconoscimento giuridico formale", ciò che rappresenta un’ulteriore garanzia e una risposta alle domande poste dal Papa.

Questa impostazione giuridica è ulteriormente confermata dalla lettera 5 Aprile 2001, dove, al primo capoverso, si parla della stesura di una normativa statutaria in vista di un suo formale riconoscimento giuridico e, al punto due, che tale riconoscimento consiste "nell’approvazione di Statuti come chiara e sicura regola di vita".

Da queste doverose premesse si evince quanto segue:

a. l’approvazione a cui il Santo Padre si riferisce è l’approvazione di uno Statuto riguardante un Catecumenato: per l’appunto l’approvazione dello statuto dell’iter neocatecumenale o neocatecumenato;

b. risulta essenziale esaminare la lettera "Ogniqualvolta" perché ne rappresenta la cornice e il presupposto fondamentale.

La lettera "Ogniqualvolta" oltre ad essere il riconoscimento sostanziale del Cammino Neocatecumenale, è anche la magna charta di questo tipo di iniziazione cristiana, ritenuto dal Santo Padre un "itinerario di formazione cattolica valida per la società e i tempi odierni".

Questo è il pensiero del Papa e la "mens" sottostante al documento:

"Tali comunità rendono visibile, nelle parrocchie, il segno della Chiesa missionaria e ‘si sforzano di aprire la strada all’evangelizzazione di coloro che hanno quasi abbandonato la vita cristiana offrendo loro un itinerario di tipo catecumenale, che percorre tutte quelle fasi che nella chiesa primitiva i catecumeni percorrevano prima di ricevere il sacramento del battesimo: li avvicina alla Chiesa e a Cristo’ (cfr. Catecumenato post-battesimale, in Notitiae 95-96, 1974, 229)".

Giovanni Paolo II qualifica "il Cammino" come un catecumenato post-battesimale, in tal senso confortato anche dal suo predecessore Paolo VI, che più e più volte si era espresso affermando una necessità per i tempi odierni il dover percorrere questo "iter catecumenale" ritenendo addirittura "secondario" che fosse fatto prima o dopo il battesimo, trattandosi di applicare a chi è stato battezzato" un metodo di evangelizzazione graduale e intensivo che ricorda e rinnova in certo modo il catecumenato d’altri tempi".

La lettera "Ogniqualvolta" contiene tre enunciazioni assai significative:

1. la sperimentazione nel tempo ("dopo oltre 20 anni di vita delle comunità") e l’universalità del luogo ("diffuse in cinque continenti");

2. la conferma implicita di tanti pastori e da ultimo dello stesso Santo Padre ("anche’io nei tanti incontri avuti come vescovo di Roma nelle parrocchie romane …ho costatato copiosi frutti di conversione personale e fecondo impulso missionario";

3. l’esistenza di linee programmatiche già capaci e produttive di questi frutti quali la prassi catechetico-liturgica instaurata e convalidata in varie diocesi di tutto il mondo dai relativi Pastori consistente in quelle "linee proposte dagli iniziatori" che il Santo Padre afferma di aver esaminato , "preso visione della documentazione", e che quindi esplicitamente conferma con una parola chiave "riconosco" "come frutto dello Spirito Santo, di quello stesso spirito che fa germinare nelle Chiesa impulsi di una maggiore fedeltà al Vangelo, fiorire nuovi carismi che manifestano tali realtà e nuove istituzioni che le mettono in pratica".

Inoltre, a distanza di tre anni, con un nuovo documento inviato ai Confratelli nell’Episcopato "riuniti a Vienna per riflettere insieme sui frutti dell’attività missionaria che i sacerdoti itineranti e famiglie del Cammino Neocatecumenale stanno svolgendo con generoso slancio e grande zelo per il vangelo", il Santo Padre riconferma che il Cammino Neocatecumenale è da considerarsi frutto dello Spirito Santo e che i risultati conseguiti attestano non solo la sua capacità "a rispondere alle sfide del secolarismo, della diffusione delle sette e della mancanza di vocazioni", ma anche che la sua prassi catechetico-liturgica, "Parola di Dio e partecipazione all’Eucaristia rendono possibile una graduale iniziazione ai santi Misteri, formano cellule vive della Chiesa, rinnovano la vitalità della parrocchia mediante cristiani maturi di testimoniare la verità con una fede radicalmente vissuta".

Tale Statuto oltre a trovare fondamento nei documenti papali citati, ha un chiaro riferimento ai cann.788 del CIC (Codice di Diritto Canonico) e 587 CCEO (Codice di Diritto Canonico per la Chiese Orientali) per coloro che non sono battezzati, ma applicabile , secondo l’insegnamento di Paolo VI, anche per coloro che abbiano iniziato, seppur battezzati, una via di conversione per l’approfondimento e maturazione del proprio battesimo.

In tal senso la norma generale del Catechismo della Chiesa Cattolica, n.1231, stabilendo che "per la sua stessa natura il Battesimo dei bambini richiede un catecumenato post-battesimale" spiega e obbliga i battezzati a intraprendere un catecumenato post-battesimale.

Il canone di riferimento, quindi, per comprendere il quadro normativo entro cui si colloca il presente statuto è il 788 CIC e il suo corrispondente 587 CCEO (forse più comprensibile): "Coloro che vogliono congiungersi alla chiesa ("coniungere volunt") siano ammessi con cerimonie liturgiche al catecumenato che non sia una mera esposizione di dogmi e di precetti, ma una formazione a tutta la vita cristiana e un tirocinio debitamente prolungato ("tirocinium debite protractum"). Par.2: Quelli che sono ascritti al catecumenato hanno il diritto di essere ammessi alla liturgia della parola e alle altre celebrazioni liturgiche non riservate ai fedeli [l’eucarestia]. Par.3: Spetta al diritto particolare emanare le norme con le quali è ordinato il catecumenato, determinando quali siano gli obblighi dei catecumeni e quali prerogative siano ad essi riconosciute".

La novità di questa norma, posteriore al CIC, sta nel fatto che mentre al paragrafo tre del can. 788 si dava la competenza alle Conferenza Episcopali nell’"emanare statuti con cui ordinare il catecumenato", nel canone corrispondente 587 CCEO la normativa spetta al "diritto particolare" e cioè all’Ordinario nella più genuina e "tradizionale" disciplina della Chiesa che mette il Vescovo al centro dell’iniziazione cristiana.

Da qui si vede come l’approvazione del Santo Padre, tramite il Dicastero competente, del presente Statuto comporta l’attuazione, di questi canoni, offrendo ai Pastori della Chiesa Universale uno strumento attuativo della norma generale prevista dal n.1229 del Catechismo della Chiesa Cattolica e, prima, dalla Costituzione "Sacrosanctum Concilium", n.64, e dal relativo decreto "Ad Gentes", n.14,1.

Conviene rileggere il n.1229 del Catechismo per comprendere l’attualità e la conformità di questo "iter" all’anelito dei Pastori nei confronti dell’uomo contemporaneo che vive in un contesto assai simile a quello della chiesa delle origini: "Diventare cristiano richiede, fin del tempo degli Apostoli, un cammino e una iniziazione con diverse tappe. Questo itinerario può essere percorso rapidamente o lentamente . dovrà in ogni caso portare alcuni elementi essenziali: l’annunzio della Parola, l’accoglienza del Vangelo che provoca una conversione, la professione di fede, il Battesimo, l’effusione dello Spirito Santo, l’accesso alla Comunione eucaristica".

Il Concilio ha ripristinato per l’intera Chiesa il catecumenato degli adulti diviso in più gradi: "Si ristabilisca il catecumenato degli adulti, diviso in più gradi, da attuarsi a giudizio dell’Ordinario del luogo, in modo che il tempo del catecumenato, destinato ad una conveniente istruzione, possa essere santificato con riti sacri da celebrarsi in tempi successivi" (SC n. 64).

D’altra parte lo stesso CIC prevede, al can. 851 n.1: "L’adulto che desidera ricevere il battesimo, sia ammesso prima al catecumenato …", e il can.865 aggiunge: "Perché un adulto possa essere battezzato, è necessario che manifesti la volontà di ricevere il battesimo, che sia sufficientemente istruito nelle verità della fede e sui doveri cristiani, e che venga sottoposto ad un periodo di prova nella vita cristiana attraverso il catecumenato…".

Con questa "formale" approvazione il Santo Padre (tramite il Prefetto del Pontificio Consiglio per i Laici a cui dà espresso e specifico "mandato" con la lettera del 5.04.2001), nella linea del suo decreto del 1990, offre a tutta la Chiesa questo nuovo strumento per frutti e sperimentazione: che nasce dall’esperienza nelle baracche di Madrid di Kiko Argüello e Carmen Hernández, radicata nel Concilio Vaticano II, un itinerario post-battesimale di natura catecumenale, metodo valido per portare alla maturità della fede qualsiasi battezzato o non battezzato che "manifesti la volontà di abbracciare la fede in Cristo" (can.788) o "diventare cristiano".

D’altra parte non fa meraviglia che la storia, anche quella della Chiesa, si ripeta in presenza di situazioni analoghe: dopo un inizio secolo di grande opulenza come il 1500 e di fronte alla necessità di colloquiare con l’uomo del Rinascimento e della sfida protestante, Paolo III non esita (con una bolla ad hoc) ad approvare "gli Esercizi di Sant’Ignazio", definiti da Pio XI: "codice molto saggio e universale della direzione spirituale delle anime" (Fliche-Martin, Vol. XVII, pag. 89); in questo instaurando un metodo giuridico originale di salvaguardia di quello che fu un primo "ordo" per la conversione e l’accrescimento nella fede.

Lo Statuto del Cammino Neocatecumenale è un nuovo "iter" di iniziazione cristiana, basato su una prassi catechetico-liturgica che ha come soggetto portante il Pastore della Diocesi, per questo, attuandosi una delle funzioni basiche della Chiesa, se non la principale, perché attiene alla nascita in Cristo, al suo Corpo, non può esservi altro soggetto, come fonte e riferimento, che il Vescovo. E questi, a sua volta, ha nelle linee degli iniziatori, raccolte nello Statuto, una norma per l’attuazione di questo tipo di catecumenato.

Questa è la risposta e l’attuazione di quanto auspicava il Santo Padre già al Simposio dei Vescovi d’Europa del 1985: bisogna tornare allo schema primitivo della Chiesa, alle origini, "a una vera iniziazione al mistero della salvezza, a una formazione integrale alla vita cristiana" (Ad Gentes 14,1).

Roma, Giugno 2002

Avv. Adelchi Chinaglia
Dottore in Diritto Canonico

 

 

 


 

LA RISCOPERTA DEL CATECUMENATO
E L'APPROVAZIONE DEL 
CAMMINO NEOCATECUMENALE

Per capire il significato dell’approvazione dello Statuto del Cammino Neocatecumenale è necessario ripercorrere alcune tappe storiche fondamentali che l’hanno preceduta.

1. Wojtyla e la riscoperta del catecumenato

Karol Woytila, per la sua esperienza personale della dittatura nazista e poi di quella comunista, vede la Chiesa circondata da una nuova ondata di paganesimo espresso dalle ideologie totalitarie del XX secolo. In molti discorsi o atti del suo pontificato risuona la memoria storica di quella apocalisse realizzata, sperimentata nella sua persona, che fu la tragedia della seconda guerra mondiale, i lager, i gulag, i milioni di morti, le terribili ingiustizie.

"Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri. I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni".

La Chiesa e i cristiani sono chiamati a rispondere al pericolo di una nuova barbarie molto più grave di quella antica. Per Woytila rievangelizzare significa allontanare lo spettro di una nuova apocalisse che rischia di distruggere l’uomo e la società.

Per la sua formazione filosofica, egli è attento ai fenomeni reali e quindi al fatto che la fede cristiana, deve esprimere un nuovo tipo di vita, un nuovo modo di amare, e di essere liberi, non solo un credo religioso. Al centro del pontificato di Giovanni Paolo II vi è la visione di una Chiesa che, lasciato alle spalle ogni trionfalismo, anima una spinta evangelizzatrice, la nuova evangelizzazione, per rievangelizzare paesi tradizionalmente cristiani ma che stanno ripiombando nel paganesimo.

Nel 1952, Wojtyla, giovane sacerdote, scrisse un articolo straordinario per attualità, "Catecumenato del ventesimo secolo". Riflettendo sulla Veglia Pasquale, egli esamina i segni che esprimono la resurrezione di Cristo: la luce, che rifulge dalla risurrezione e permette di contemplare la nuova vita, e l’acqua, il passaggio del mar Rosso, simbolo del passaggio dalla morte alla vita. Per questo al centro di la notte vi è il battesimo, che è l’offerta di un cambiamento di natura, preparato dal catecumenato:

"…questa notte i catecumeni devono nascere di nuovo….può forse nascere di nuovo chi già è vivo? Può forse esistere una vita con cui non si è vissuti fino a quel momento?…Poiché credere nel Dio che Cristo annuncia come suo Padre… non è solo credere, ma nascere di nuovo…; sappiamo che …aderiamo non solo ad una confessione, ad una religione, ma che riceviamo una nuova vita…".

Uno dei padri conciliari che più contribuì alla riscoperta dell’iniziazione cristiana, e quindi del catecumenato, fu un giovane vescovo polacco, allora ausiliare di Cracovia, Karol Wojtyla. Nel suo intervento in aula conciliare nel 1962, nella discussione sul testo della costituzione Sacrosanctum Concilium sulla liturgia, Wojtyla sostenne delle tesi che a quell’epoca erano rivoluzionarie:

"L’iniziazione cristiana non si fa solo con il battesimo, ma attraverso un catecumenato durante il quale la persona adulta si prepara a condurre la sua vita da cristiano.

E’ perciò evidente che l’iniziazione è qualcosa di più che la sola ricezione del battesimo".

Per Wojtyla, questa riscoperta del catecumenato che ampliava il concetto tradizionale della iniziazione cristiana era della

"…massima importanza sopratutto nella nostra epoca, quando anche le persone già battezzate non sono sufficientemente iniziate alla completa verità della vita cristiana".

Pur testimone della fede della Chiesa polacca, Woytila vedeva però con chiarezza la fragilità della "cristianità" di fronte alla secolarizzazione ed all’apostasia dell’uomo moderno.

"Certamente noi oggi, nei Paesi della vecchia cristianità, soprattutto nei Paesi dell'Europa, avvertiamo l'esaurimento del nostro cristianesimo interno, di quello che dovrebbe essere il frutto del nostro battesimo.

Stiamo vivendo in un periodo di scristianizzazione; sembra che i credenti, i battezzati di una volta, non siano sufficientemente maturi per opporsi alla secolarizzazione, alle ideologie che sono contrarie non solo alla Chiesa, alla religione cattolica, ma sono contrarie alla religione in genere, sono ateistiche, anzi antiteistiche".

Wojtyla sottolineava quindi due aspetti profondamente nuovi:

1. che il catecumenato non era solo una catechesi dottrinale, (come per lo più veniva vista la preparazione al battesimo in quel tempo), ma un processo esistenziale di inserimento nella nuova natura di Cristo.

2. che il catecumenato, cioè il processo che preparava al battesimo, era tanto essenziale al processo di iniziazione quanto il sacramento vero e proprio.

Analizzando la Chiesa primitiva Wojtyla riscontra quindi che al centro dell’evangelizzazione c’era il catecumenato. Proprio perché si trova di nuovo in un mondo pagano, la Chiesa deve recuperare il catecumenato che nella Chiesa primitiva era il perno dell’evangelizzazione.

2. La reintroduzione del processo neocatecumenale anche per i battezzati

Al termine del dibattito conciliare sulla Costituzione per la Liturgia, una delle decisioni più importanti del Concilio fu proprio quella, forse poco notata all’epoca, di reintrodurre il catecumenato per gli adulti, come processo per ricevere gradualmente una vita nuova (Sacrosanctum Concilium n. 64). Questa decisione portò alcuni anni dopo, nel 1972, alla promulgazione dell’Ordo Initiationis Christianae Adultorum (OICA), cioè dell’Ordo, o schema, che regola il processo d’iniziazione per il battesimo degli adulti.

Il capitolo IV dell’OICA propone anche l’utilizzazione di alcuni riti, propri del catecumenato, per la catechesi di adulti battezzati ma non sufficientemente catechizzati.

Negli anni successivi questo punto, ancora marginale, cominciò a prendere sempre più importanza nei documenti magisteriali.

Paolo VI nel 1975, nella Esortazione. Apostolica. Evangelii Nuntiandi, al paragrafo 44: aveva concluso:

«È ormai palese che le condizioni odierne rendono sempre più urgente che l’istruzione catechetica venga data sotto forma di un catecumenato».

Successivamente, nel 1979, Giovanni Paolo II, nell’Esortazione. Apostolica. Catechesi Tradendæ, al paragrafo 44, aveva detto:

«La nostra preoccupazione pastorale e missionaria… va a coloro che, pur essendo nati in un paese cristiano, anzi in un contesto sociologicamente cristiano, non sono mai stati educati nella loro fede e, come adulti, sono dei veri catecumeni».

Infine il Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nell’anno 1992, all’articolo 1231 ha esplicitamente formulato la necessità di un catecumenato postbattesimale per ogni battezzato:

«Per la sua stessa natura il Battesimo dei bambini richiede un catecumenato post-battesimale. Non si tratta soltanto della necessità di un’istruzione posteriore al Battesimo, ma del necessario sviluppo della grazia battesimale nella crescita della persona».

In pochi anni si è passati dal Capitolo IV dell’OICA, che suggeriva solo una possibilità di usare alcune parti del catecumenato per adulti già battezzati ma non sufficientemente catechizzati, ad una formulazione che propone per tutti i battezzati da bambini la necessità di un catecumenato postbattesimale.

Non solo il magistero ha accolto le idee espresse da Woytila da giovane prete e poi in aula conciliare, ma la reintroduzione del catecumenato per i battezzati ha portato a formulare la necessità che i cristiani già battezzati riscoprano la fede attraverso un itinerario catecumenale, in modo da essere in grado di rispondere alla sfide attuali.

Così un documento che reintroduceva un processo dimenticato da secoli per il battesimo dei pagani, è finito per diventare centrale nella vita dei battezzati.

3. Il Cammino Neocatecumenale, frutto del Concilio Vaticano II

Mentre Wojtyla ed il Concilio e, successivamente, il magistero, riscoprivano la centralità del catecumenato nel processo di evangelizzazione dei non battezzati e, gradualmente, anche dei battezzati, in una baraccopoli alla periferia di Madrid si stava sviluppando un’esperienza concreta di catecumenato postbattesimale, grazie all’incontro tra Kiko Argüello e Carmen Hernández.

Kiko Argüello, un pittore spagnolo, dopo una crisi esistenziale e la sua conversione, aveva scoperto nella sofferenza degli innocenti il mistero di Cristo crocifisso, presente negli ultimi della terra: questo lo portò a lasciare tutto e, seguendo le orme di Charles de Foucauld, ad andare a vivere tra i poveri delle baracche di "Palomeras Altas", alla periferia di Madrid.

Carmen Hernández, spagnola, laureata in chimica, era stata a contatto con il rinnovamento del Concilio Vaticano II, attraverso Mons. P. Farnés Scherer (liturgista). Anch’essa era andata a vivere nelle baracche di "Palomeras Altas" , dove stava cercando di costituire un gruppo per andare ad evangelizzare i minatori di Oruro (Bolivia), e dove conobbe Kiko Argüello.

Il temperamento artistico di Kiko, la sua esperienza esistenziale, la sua formazione come catechista di "Cursillos de Cristianidad", lo slancio di evangelizzazione di Carmen, formata nell’Istituto "Misioneras de Cristo Jesús", la sua preparazione teologica (licenziata in Teologia), e la sua conoscenza del Mistero pasquale e della rinnovazione liturgica del Concilio, e l’ambiente dei più poveri della terra costituirono quell’"humus", quel "laboratorio" che diede luogo ad una sintesi kerigmatico-teologico-catechetica che divenne la colonna vertebrale di questo processo di evangelizzazione degli adulti, qual è il Cammino Neocatecumenale.

Dalla loro collaborazione cominciò a prendere forma un itinerario di formazione di tipo catecumenale.

Questa riscoperta di un modo concreto di fare un catecumenato postbattesimale venne in contatto con la gerarchia, dapprima con l’arcivescovo di Madrid, Mons. Casimiro Morcillo, che, venendo alle baracche, costatò l’azione dello Spirito Santo e lo benedisse, vedendo in esso una attuazione del Concilio a cui aveva partecipato come uno dei segretari generali

Successivamente, nel 1972, il neocatecumenato venne studiato a fondo proprio dalla Congregazione per il Culto Divino, che stava per pubblicare l’OICA.

L’allora Segretario della Congregazione, Mons. Annibale Bugnini, e il gruppo di esperti che erano con lui, rimasero impressionati nel vedere che ciò che stavano elaborando da alcuni anni sul catecumenato per gli adulti , lo Spirito Santo, partendo dai poveri, lo stava già mettendo in opera. Dopo due anni di studio della prassi liturgico –catechetica del Cammino Neocatecumenale, pubblicarono su Notitiae, la rivista ufficiale della Congregazione, una nota laudatoria dell’opera che stava svolgendo il Cammino neocatecumenale nelle parrocchie, riconoscendo nel Cammino un dono dello Spirito Santo per attuare il Concilio. Con la Congregazione si concordò il nome: "Neocatecumenato", o Cammino Neocatecumenale.

Nel 1974, a dieci anni dalla nascita del Cammino, il Papa Paolo VI riceveva in udienza Kiko, Carmen e Padre Mario con i Parroci e i catechisti, radunati a Roma e, di fronte ad alcune accuse che insinuavano sospetti di anabattismo o di voler ripetere il, battesimo il papa replicava con grande forza e chiarezza:

"...Vivere e promuovere questo risveglio è quanto voi chiamate una forma di ‘dopo il battesimo’ che potrà rinnovare nelle odierne comunità cristiane quegli effetti di maturità e di approfondimento che nella Chiesa primitiva erano realizzati dal periodo di preparazione prima del Battesimo. Voi lo portate dopo: il prima o dopo, direi, è secondario. Il fatto è che voi mirate all’autenticità, alla pienezza, alla coerenza, alla sincerità della vita cristiana. E questo è merito grandissimo, ripeto, che ci consola enormemente...".

4. L’incontro di Giovanni Paolo II con Kiko e Carmen

Il 5 settembre 1979, Giovanni Paolo II, da poco eletto al pontificato, incontrò per la prima volta personalmente Kiko, Carmen e Padre Mario, e li invitò alla Messa da lui celebrata a Castel Gandolfo.

L’incontro con Kiko e Carmen rappresentò per il Papa una risposta concreta alla sua intuizione sulla centralità del catecumenato per la nuova evangelizzazione: dopo la messa, egli disse che, durante la celebrazione, pensando a loro, aveva visto Ateismo-Battesimo-Catecumenato, esprimendo la convinzione che di fronte all’ateismo, il battesimo ha bisogno di essere riscoperto attraverso un catecumenato.

Il 2 novembre 1980, si svolse il primo incontro pubblico di Giovanni Paolo II con Kiko, Carmen e Padre Mario, nelle parrocchia romana dei Martiri Canadesi che era stata la prima in Italia dove 12 anni prima si era aperto il Cammino Neocatecumenale. Parlando alle comunità neocatecumenali, il Papa disse:

"Viviamo in un periodo di un confronto radicale che si impone dappertutto ...fede e antifede, Vangelo e antivangelo, Chiesa e antichiesa, Dio e antidio, …non può esistere un antidio, ma si può creare nell'uomo la negazione radicale di Dio … In questa nostra epoca abbiamo bisogno di riscoprire una fede radicale, radicalmente compresa, radicalmente vissuta e radicalmente realizzata. …lo spero che la vostra esperienza sia nata in tale prospettiva e possa guidare verso una sana radicalizzazione del nostro cristianesimo, della nostra fede, verso un autentico radicalismo evangelico".

Il 31 gennaio 1988, incontrando le comunità neocatecumenali della parrocchia di Santa Maria Goretti, Giovanni Paolo II formulò con ancora maggior precisione l’importanza per la Chiesa del neocatecumenato:

"Attraverso il vostro cammino e le vostre esperienze si vede quale tesoro per la Chiesa sia stato proprio il catecumenato come metodo di preparazione al battesimo.

Quando noi studiamo il battesimo, .. vediamo più chiaramente che la pratica al giorno di oggi è divenuta sempre più insufficiente, superficiale. …senza il catecumenato previo, questa pratica diventa insufficiente, inadeguata a quel grande mistero della fede e dell'amore di Dio che è il Sacramento del Battesimo:

… Io vedo così la genesi del neocatecumenato: uno - non so se Kiko o altri - si è interrogato: da dove veniva la forza della Chiesa primitiva? e da dove viene la debolezza della Chiesa, molto più numerosa, di oggi? E io credo che abbia trovato la risposta nel catecumenato, in questo cammino…

…C'è un modo, io penso, di ricostruire la parrocchia basandosi sull'esperienza neocatecumenale".

Non vogliamo qui percorrere tutte le tappe storiche che hanno portato alla approvazione dello Statuto, che si possono seguire nella Nota Storica e nelle Osservazioni Canoniche: in particolare la lettera Ogniqualvolta con cui il 30 agosto 1990, il Santo Padre riconobbe ufficialmente il cammino come un itinerario di formazione cattolica.

Preme qui soltanto sottolineare come l’approvazione degli statuti sia il compimento di un lungo processo che ha portato il magistero della Chiesa a vedere sempre più la necessità di rievangelizzare i battezzati e a riconoscere nel Cammino Neocatecumenale uno strumento idoneo a tale fine. Mancava però fino ad oggi uno schema che potesse proporsi per attuare un catecumenato post-battesimale.

Questo è quello che ha fatto la Santa Sede con questa decisione: approvare e offrire uno schema di itinerario catecumenale postbattesimale, composto però non solo di tappe liturgiche, ma integrato anche da un contenuto catechetico che in più di trent’anni ha dato moltissimi frutti. Il riconoscimento del cammino neocatecumenale è dunque una delle attuazioni concrete delle indicazioni del magistero e il compimento di una delle esigenze più sentite da Giovanni Paolo II.

Giuseppe Gennarini


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

STATUTO

 

 

DEL CAMMINO

 

NEOCATECUMENALE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ROMA – 29 Giugno 2002

Solennità dei Santi Pietro e Paolo


 

SOMMARIO

 

Titolo I: Natura e attuazione del Cammino Neocatecumenale

Art. 1: Natura del Cammino Neocatecumenale

Art. 2: Attuazione del Cammino Neocatecumenale

Art. 3: Compiti dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino

Art. 4: Beni temporali

 

Titolo II: Il Neocatecumenato o catecumenato post-battesimale

Capitolo I: Elementi fondamentali del Neocatecumenato

Art. 5: Destinatari

Art. 6: Il Neocatecumenato si attua nella parrocchia

Art. 7: Il Neocatecumenato si attua in piccola comunità

Art. 8: Catechesi iniziali, itinerario neocatecumenale, “tripode” ed équipe di catechisti

Capitolo II: Catechesi iniziali

Art. 9: Kerigma e celebrazioni

Art. 10: Nascita delle comunità neocatecumenali

Capitolo III: Parola, Liturgia e Comunità

Sezione 1: Parola di Dio

Art. 11: Celebrazione settimanale della Parola

Sezione 2: Liturgia

Art. 12: Veglia pasquale

Art. 13: Eucaristia

Art. 14: Penitenza, preghiera, anno liturgico, pratiche di pietà

Sezione 3: Comunità

Art. 15: Dimensione comunitaria e convivenza

Art. 16: L’esperienza della koinonia e i frutti della comunità

Art. 17: Iniziazione alla missione

Art. 18: Iniziazione vocazionale

Capitolo IV: L’itinerario neocatecumenale: fasi, tappe e passaggi

Art. 19: 1ª fase: precatecumenato post-battesimale

Art. 20: 2ª fase: catecumenato post-battesimale

Art. 21: 3ª fase: riscoperta dell’elezione

 

Titolo III: Educazione permanente della fede:

una via di rinnovamento nella parrocchia

Art. 22: Educazione permanente nella piccola comunità

Art. 23: Una via di rinnovamento nella parrocchia

 

Titolo IV: Catecumenato battesimale

Art. 24: Catecumeni

Art. 25: Neofiti

 

Titolo V: Modalità del servizio della catechesi

Art. 26: Vescovo diocesano

Art. 27: Parroco e Presbiteri

Art. 28: Catechisti

Art. 29: Formazione dei catechisti

Art. 30: Centro neocatecumenale

Art. 31: Catechisti itineranti

Art. 32: Presbiteri itineranti

Art. 33: Famiglie in missione

Titolo VI: L’Équipe Responsabile internazionale del Cammino

Art. 34: L’attuale Équipe Responsabile internazionale del Cammino

Art. 35: Elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino

Disposizione finale. STATUTO DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE

 

 


 

Titolo I

 

Natura e attuazione del Cammino Neocatecumenale

Art. 1

[Natura del Cammino Neocatecumenale]

§ 1. La natura del Cammino Neocatecumenale viene definita da S.S. Giovanni Paolo II

quando scrive: «Riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione

cattolica, valida per la società e per i tempi odierni».1

§ 2. Il Cammino Neocatecumenale è al servizio dei Vescovi come una modalità di attua-zione

diocesana dell’iniziazione cristiana e dell’educazione permanente della fede, secondo le

indicazioni del Concilio Vaticano II 2 e del Magistero della Chiesa.3

§ 3. Il Cammino Neocatecumenale consta di un insieme di beni spirituali:

1°. il “Neocatecumenato”,4 o catecumenato post-battesimale, secondo la modalità di

1 GIOVANNI PAOLO II, Epist. Ogniqualvolta, 30 agosto 1990: AAS 82 (1990) 1515.

2 «Si ristabilisca il catecumenato degli adulti, diviso in più tappe» (CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. Sacro-sanctum

Concilium, 64); cfr. IDEM, Decr. Ad Gentes, 13-14.

3 A compimento dei decreti conciliari, la Sacra Congregazione per il Culto Divino pubblicò l’Ordo Initiationis Chri-stianae

Adultorum (OICA). Il cap. IV dell’OICA suggerisce l’utilizzazione adattata della catechesi e di alcuni riti propri del

catecumenato per la conversione e maturazione nella fede anche degli adulti battezzati.

In seguito il Magistero ha ribadito più volte la convenienza e l’urgenza del “catecumenato post-battesimale”. Cfr. so-prattutto:

- PAOLO VI, Esort. apost. Evangelii Nuntiandi, 44: «È ormai palese che le condizioni odierne rendono sempre più ur-gente

che l’istruzione catechetica venga data sotto forma di un catecumenato».

- GIOVANNI PAOLO II, Esort. apost. Catechesi Tradendæ, 44: «La nostra preoccupazione pastorale e missionaria… va

a coloro che, pur essendo nati in un paese cristiano, anzi in un contesto sociologicamente cristiano, non sono mai

stati educati nella loro fede e, come adulti, sono dei veri catecumeni».

- GIOVANNI PAOLO II, Esort. apost. Christifideles Laici, 61: «Un aiuto [alla formazione dei cristiani] può essere da-to…

da una catechesi post-battesimale a modo di catecumenato, mediante la riproposizione di alcuni elementi del

Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti, destinati a far cogliere e vivere le immense e straordinarie ricchezze e

responsabilità del Battesimo ricevuto».

- Catechismo della Chiesa Cattolica, 1231: «Per la sua stessa natura il Battesimo dei bambini richiede un catecume-nato

post-battesimale. Non si tratta soltanto della necessità di una istruzione posteriore al Battesimo, ma del neces-sario

sviluppo della grazia battesimale nella crescita della persona».

- CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 59: «“Il modello di ogni catechesi è il Cate-cumenato

battesimale, che è formazione specifica mediante la quale l’adulto convertito alla fede è portato alla con-fessione

della fede battesimale durante la veglia pasquale”. Questa formazione catecumenale deve ispirare le altre

forme di catechesi, nei loro obiettivi e nel loro dinamismo»; ibidem, 91: «La catechesi post-battesimale, senza do-ver

riprodurre mimeticamente la configurazione al Catecumenato battesimale, e riconoscendo ai catechizzandi la

loro realtà di battezzati, farà bene ad ispirarsi a questa “scuola preparatoria alla vita cristiana”, lasciandosi feconda-re

dai suoi principali elementi caratterizzanti».

Si veda infine: CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 51: «L’educazione permanente

della fede. In diverse regioni è chiamata anche “catechesi permanente”. Si rivolge ai cristiani iniziati negli elementi di base,

che hanno bisogno di alimentare e maturare costantemente la loro fede durante tutta la vita»; ibidem, 69: «L’educazione per-manente

della fede segue l’educazione di base e la suppone. Entrambe attualizzano due funzioni del ministero della Parola,

distinte e complementari, al servizio del processo permanente di conversione».

4 Cfr. Il Neocatecumenato. Un’esperienza di evangelizzazione e catechesi in atto in questa generazione. Sintesi delle.cui al Titolo II;

2°. l’educazione permanente della fede, secondo la modalità di cui al Titolo III;

3°. il catecumenato battesimale, secondo la modalità di cui al Titolo IV;

4°. il servizio della catechesi, di cui al Titolo V, svolto secondo le modalità e dalle

persone ivi indicate.

 

Art. 2

[Attuazione del Cammino Neocatecumenale]

In conformità al desiderio del Papa Giovanni Paolo II: «Auspico che i Fratelli

nell’Episcopato valorizzino e aiutino – insieme con i loro Presbiteri – quest’opera per la

nuova evangelizzazione, perché essa si realizzi secondo le linee proposte dagli iniziatori, nel-lo

spirito di servizio all’Ordinario del luogo e di comunione con lui e nel contesto dell’unità

della Chiesa particolare con la Chiesa universale»,5 il Cammino Neocatecumenale si attua

nelle diocesi:

1°. sotto la direzione del Vescovo diocesano 6 e con la guida dell’Équipe Responsabile

internazionale del Cammino, o dell’Équipe responsabile delegata, di cui all’art 3, 7º;

2º. secondo «le linee proposte dagli iniziatori», contenute nel presente Statuto e nel

Direttorio catechetico del Cammino Neocatecumenale, che raccolgono la tradizione orale e la

prassi ultra trentennale del Cammino; detto Direttorio è costituito dal testo dei volumi:

“Cammino Neocatecumenale. Orientamenti alle équipes di catechisti”.

 

Art. 3

[Compiti dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino]

Compete all’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, di cui al Titolo VI:

1°. mettere a disposizione dei Vescovi diocesani i beni spirituali di cui all’art. 1 § 3;

2°. guidare l’attuazione del Cammino Neocatecumenale e garantirne l’autenticità;

3°. adempiere i compiti propri, indicati nel presente Statuto;

4°. procedere alle consultazioni che si considerino opportune;

5°. mantenere regolari rapporti con i Vescovi diocesani;

6°. mantenere regolari rapporti con il Pontificio Consiglio per i Laici, dicastero a cui

il Santo Padre ha affidato l’incarico di accompagnare il Cammino Neocatecume-nale,7 come pure con gli altri dicasteri della Santa Sede nell’ambito delle rispetti-ve

competenze, informandone il Pontificio Consiglio per i Laici;

7º. nominare, secondo le modalità previste all’art. 31 § 2, Équipes responsabili nazio-nali

– nonché, se necessario, Équipes regionali e diocesane – delegando loro, nei

rispettivi ambiti, i compiti di cui ai precedenti punti 2º, 3º, 4º e 5º. Tali Équipes

svolgono detti compiti fino a che l’Équipe Responsabile internazionale non riten-ga

opportuno sostituirle o modificarle.

 

Art. 4

[Beni temporali]

sue linee di fondo, a cura del Centro neocatecumenale di Roma, Roma 1976 (pro manuscripto).

5 GIOVANNI PAOLO II, Epist. Ogniqualvolta, 30 agosto 1990: AAS 82 (1990) 1515.

6 CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 223; cfr. can. 775 § 1 C.I.C.; 617 C.C.E.O.

7 Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Lettera al Cardinal James Francis Stafford, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici,

5 aprile 2001, in L’Oss. Rom., 17-18 aprile 2001, p.4..§ 1. Il Cammino Neocatecumenale, in quanto itinerario di formazione cattolica che si attua

nelle diocesi mediante servizi resi a titolo gratuito, non ha patrimonio proprio.

§ 2. Quando in una diocesi si ritiene utile sostenere economicamente iniziative ed attività

funzionali all’evangelizzazione attuata attraverso il Cammino Neocatecumenale, il Vescovo

diocesano, su richiesta dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, valuterà

l’opportunità di erigere una fondazione autonoma diocesana, con personalità giuridica, regola-ta

da statuti propri, che sarà riconosciuta anche in sede civile. Essa potrà essere sostenuta da

offerte oblative dei partecipanti al Cammino Neocatecumenale, come pure di Enti e di privati.

§ 3. Nelle comunità vengono effettuate collette, in risposta a varie necessità. Spetta ai re-sponsabili

delle comunità, nonché alle équipes responsabili del Cammino a ogni livello, assi-curare

che la gestione di tali collette avvenga con grande senso di responsabilità e nel rispetto

del Diritto.

 

 

 

 

 

Titolo II

 

Il Neocatecumenato o catecumenato post-battesimale

 

Capitolo I

Elementi fondamentali del Neocatecumenato

 

Art. 5

[Destinatari]

§ 1. Il Neocatecumenato è uno strumento al servizio dei Vescovi per la riscoperta

dell’iniziazione cristiana degli adulti battezzati. Tra questi si possono distinguere:8

1°. coloro che si sono allontanati dalla Chiesa;

2°. coloro che non sono stati sufficientemente evangelizzati e catechizzati;

3°. coloro che desiderano approfondire e maturare la loro fede;

4°. coloro che provengono da confessioni cristiane non in piena comunione con la

Chiesa cattolica.

§ 2. I chierici e i religiosi che desiderano ravvivare il dono del Battesimo attraverso il Neo-catecumenato,

e così anche meglio servirlo, lo percorrono nel rispetto della vocazione e del

carisma loro propri, e nell’adempimento dei compiti assegnati loro dal Vescovo diocesano o,

nel caso di religiosi, dal Superiore. 9 Per i religiosi inoltre si richiede il consenso del proprio

Superiore.

 

Art. 6

[Il Neocatecumenato si attua nella parrocchia]

§ 1. Il Neocatecumenato, in quanto itinerario di riscoperta dell’iniziazione cristiana, è at-tuato

di norma nella parrocchia, «ambito ordinario dove si nasce e si cresce nella fede»,10 luo-

8 Cfr. CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 172.

9 Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. Vita consecrata, 56.

10 Cfr. CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 257..go privilegiato in cui la Chiesa, madre e maestra, genera nel fonte battesimale i figli di Dio e

li “gesta” alla vita nuova.11

§ 2. Poiché la pastorale di iniziazione cristiana è vitale per la parrocchia,12 il Parroco è al

centro dell’attuazione del Cammino Neocatecumenale,13 esercitando, anche con la collabora-zione

di altri presbiteri, la cura pastorale di coloro che lo percorrono.14

§ 3. Il Cammino Neocatecumenale mirerà a promuovere nei suoi destinatari un maturo

senso di appartenenza alla parrocchia e a suscitare rapporti di profonda comunione e collabo-razione con tutti i fedeli e con le altre componenti della comunità parrocchiale.

 

Art. 7

[Il Neocatecumenato si attua in piccola comunità]

§ 1. All’interno della parrocchia, il Neocatecumenato è vissuto in piccola comunità – de-nominata

comunità neocatecumenale –, dato che la forma completa o comune dell’iniziazione

cristiana degli adulti è quella comunitaria.15

§ 2. Modello della comunità neocatecumenale è la Sacra Famiglia di Nazaret, luogo stori-co

dove il Verbo di Dio, fatto Uomo, si fa adulto crescendo «in sapienza, età e grazia», stando

sottomesso a Giuseppe e Maria.16 Nella comunità i neocatecumeni divengono adulti nella fe-de,

crescendo in umiltà semplicità e lode, sottomessi alla Chiesa.

 

 

Art. 8

[Catechesi iniziali, itinerario neocatecumenale, “tripode” ed équipe di catechisti]

§ 1. Il Neocatecumenato consta delle catechesi iniziali (Cap. II) e dell’itinerario neocate-cumenale,

articolato secondo le tre fasi dell’iniziazione cristiana: precatecumenato, catecume-nato

ed elezione, divise in tappe, scandite da passaggi segnati da alcune celebrazioni (Cap.

IV).17

§ 2. Le catechesi iniziali e l’itinerario neocatecumenale si basano sui tre elementi

fondamentali (“tripode”) della vita cristiana, messi in rilievo dal Concilio Vaticano II: Parola

di Dio, Liturgia e Comunità (Cap. III).

11 Cfr. Ibidem, 79 e 257; Catechismo della Chiesa Cattolica, 169 e 507.

12 Cfr. CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 91; cfr. anche 64: «La catechesi

d’iniziazione è, così, l’anello necessario tra l’azione missionaria, che chiama alla fede, e l’azione pastorale che alimenta con-tinuamente

la comunità cristiana. Non è, pertanto, un’azione facoltativa, ma un’azione basilare e fondamentale… Senza di

essa l’azione missionaria non avrebbe continuità e sarebbe sterile. Senza di essa l’azione pastorale non avrebbe radici e sa-rebbe

superficiale e confusa: qualunque burrasca farebbe crollare l’intero edificio».

13 Cfr. SACRA CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO, OICA, 45; CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per

la Catechesi, 225.

14 Cfr. can. 519 C.I.C.: «Il parroco è il pastore proprio della parrocchia affidatagli, esercitando la cura pastorale di quel-la

comunità sotto l’autorità del Vescovo diocesano, con il quale è chiamato a partecipare al ministero di Cristo, per compiere

al servizio della comunità le funzioni di insegnare, santificare e governare, anche con la collaborazione di altri presbiteri o

diaconi e con l’apporto dei fedeli laici, a norma del diritto»; cfr. can. 281 C.C.E.O.

15 Cfr. OICA, 3; CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 258, nota 25: «È importante con-statare

come Giovanni Paolo II, in Christifideles laici 61, pone la convenienza delle piccole comunità ecclesiali nel contesto

delle parrocchie e non come un movimento parallelo che assorbe i suoi membri migliori: “All’interno poi di talune parroc-chie…

le piccole comunità ecclesiali presenti possono essere di notevole aiuto nella formazione dei cristiani, potendo rendere

più capillari e incisive la coscienza e l’esperienza della comunione e della missione ecclesiale”».

16 Cfr. Lc 2,52.

17 Lo scopo definitivo del Neocatecumenato è di mettere le persone, di tappa in tappa, di gradino in gradino, «non solo

in contatto, ma in comunione, in intimità con Gesù Cristo» (CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Cate-chesi,

80; cfr. OICA, 6), «autore e perfezionatore della fede» (Eb 12,2)..Dio, Liturgia e Comunità (Cap. III).

§ 3. Al centro di tutto il percorso neocatecumenale vi è una sintesi tra predicazione

kerigmatica, cambiamento della vita morale e liturgia.18

§ 4. Il Neocatecumenato è guidato, in comunione con il Parroco e sotto la sua responsabili-tà

pastorale, da un’équipe di catechisti (Titolo V),19 nel rispetto di quanto stabilito dall’art. 2.

§ 5. Detta équipe, con le catechesi iniziali, avvia un processo di gestazione alla fede in cui

si formano le comunità e ritorna periodicamente, di norma una volta all’anno, per condurre i

diversi passaggi dell’itinerario neocatecumenale e dare le indicazioni necessarie per lo svol-gimento

delle varie fasi e tappe.

 

Capitolo II

Catechesi iniziali

 

Art. 9

[Kerigma e celebrazioni]

Il Neocatecumenato comincia nella parrocchia, su invito del Parroco, con delle catechesi

kerigmatiche,20 chiamate catechesi iniziali, contenute nel Direttorio. Esse si svolgono nell’arco

di due mesi, in quindici incontri serali, e si concludono con una convivenza di tre giorni. Al

fine di sperimentare il Tripode: Parola, Liturgia, Comunità, su cui si basa la vita cristiana, le

catechesi iniziali sono articolate in tre parti:

1ª. L’annuncio del kerigma che chiama a conversione: la buona notizia della morte e

della risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo;21 «infatti… è piaciuto a Dio di salvare colo-ro

che credono mediante la stoltezza del kerigma» (1 Cor 1,21). Questa «parola di salvezza»22

chiama alla conversione e alla fede,23 invita a riconoscersi peccatori, ad accogliere il perdono

e l’amore gratuito di Dio e a mettersi in cammino verso la propria trasformazione in Cristo,

per la potenza dello Spirito. La conversione è sigillata dalla celebrazione della Penitenza, se-condo

il rito della riconciliazione di più penitenti, con confessione e assoluzione individuale.

Questo sacramento, celebrato periodicamente, sosterrà il cammino di conversione dei singoli

e della comunità.

2ª. Il kerigma preparato da Dio attraverso la storia della salvezza (Abramo, Esodo,

ecc.): si danno le chiavi ermeneutiche necessarie per l’ascolto e la comprensione della Sacra

Scrittura: vedere in Gesù Cristo il compimento delle Scritture e mettere i fatti della propria

storia sotto la luce della Parola.24 Quest’iniziazione alla Scrittura viene sigillata in una cele-brazione

della Parola, in cui i partecipanti ricevono la Bibbia dalle mani del Vescovo, garante

della sua autentica interpretazione, come segno che la madre Chiesa d’ora innanzi lungo il

18 Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Discorso a 350 catechisti itineranti del Cammino Neocatecumenale, in L’Oss. Rom., 18

gennaio 1994: «Vostro merito è l’avere riscoperto una predicazione “kerigmatica”, che invita alla fede anche i “lontani”, rea-lizzando

un itinerario post-battesimale secondo le indicazione dell’Ordo Initiationis Christianæ Adultorum, richiamate dal

Catechismo della Chiesa Cattolica (cfr. n. 1231). Al centro di tale percorso di fede vi è una fruttuosa sintesi tra predicazione,

cambiamento della vita morale e liturgia».

19 Cfr. CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 156, 230-232; GIOVANNI PAOLO II, Esort.

apost. Catechesi Tradendæ, 55; IDEM, Lett. enc. Redemptoris missio, 71; can. 211 C.I.C.; 14 C.C.E.O.

20 Cfr. CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 62.

21 Cfr. Rm 16,25; At 5,42; 8,35; 11,20; CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 102.

22 At 13,26.

23 Cfr. CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 53-55.

24 Cfr. Sal 119,105..Cammino li nutrirà settimanalmente a questa mensa, fonte viva della catechesi.25

3ª. Il kerigma nei sacramenti e nella koinonia: le catechesi culminano nella conviven-za

con la celebrazione dell’Eucaristia. Detta celebrazione, preparata da opportune catechesi,

aiuta a riscoprire lo splendore pasquale messo in risalto dal Concilio Vaticano II e a sperimen-tare

la comunione tra i fratelli. Infatti «non è possibile che si formi una comunità cristiana se

non avendo come radice e come cardine la celebrazione della sacra Eucaristia, dalla quale de-ve

quindi prendere le mosse qualsiasi educazione tendente a formare lo spirito di comunità».26

La celebrazione dell’Eucaristia accompagnerà la comunità durante tutto l’itinerario.

 

Art. 10

[Nascita della comunità neocatecumenale]

§ 1. Nell’ultimo giorno della convivenza si proclama il Sermone della Montagna, disegno

dell’uomo nuovo, e si presenta l’itinerario neocatecumenale come un cammino di gestazione,

ad immagine della Santa Vergine Maria.

§ 2. Attraverso la predicazione e le celebrazioni fatte nelle catechesi iniziali, lo Spirito

Santo invita uomini e donne di diversa età, mentalità, cultura e condizione sociale a intrapren-dere

insieme un itinerario di conversione, fondato sulla riscoperta progressiva delle «immense

e straordinarie ricchezze e responsabilità del Battesimo ricevuto»,27 per operare in loro la gra-duale

crescita e maturazione della fede e della vita cristiana.28 Alla fine della convivenza, con

coloro che accolgono la chiamata a percorrere tale catecumenato post-battesimale viene for-mata

la comunità neocatecumenale.

§ 3. La comunità neocatecumenale è affidata alla cura pastorale del Parroco e del presbite-ro

da lui incaricato (cfr. art. 27). Inoltre la comunità indica, mediante votazione, un respon-sabile

laico e alcuni corresponsabili,29 che vengono confermati dal Parroco e dall’équipe dei

catechisti. Essi collaborano con il Presbitero per assicurare che la comunità percorra

l’itinerario del Cammino Neocatecumenale, secondo quanto stabilito nello Statuto e nel Di-rettorio,

e per curare gli aspetti organizzativi.30

§ 4. L'équipe dei catechisti, concluse le catechesi iniziali, illustra al Presbitero, che presie-de

la comunità, e all’équipe dei responsabili le modalità tipiche del Cammino Neocatecume-nale

nella preparazione delle celebrazioni della Parola e dell’Eucaristia e nello svolgimento

delle convivenze mensili, indicando i temi biblici di formazione per la celebrazione della Parola.

 

 

 

Capitolo III

Parola, Liturgia e Comunità

 

Sezione 1

25 Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Esort. apost. Catechesi Tradendæ, 27; CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale

per la Catechesi, 94.

26 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decr. Presbyterorum ordinis, 6.

27 GIOVANNI PAOLO II, Esort. apost. Christifideles Laici, 61; cfr. OICA, 295.

28 Cfr. OICA, 296.

29 All’inizio di ogni tappa dell’itinerario neocatecumenale del Cammino, a norma del Direttorio, il responsabile e i cor-responsabili

sono verificati dall’Équipe di catechisti, d’intesa con il Parroco e con il presbitero della comunità.

30 Cfr. PAOLO VI, Esort. apost. Evangelii Nuntiandi, 73..Parola di Dio

 

Art. 11

[Celebrazione settimanale della Parola]

§ 1. Ciascuna comunità neocatecumenale settimanalmente ha una celebrazione della Parola

di Dio,31 di norma con quattro letture,32 secondo i temi indicati dal Direttorio catechetico del

Cammino Neocatecumenale per ogni tappa.

§ 2. Nella celebrazione della Parola di Dio, prima dell’omelia, il presbitero invita chi lo de-sidera

tra i presenti ad esprimere brevemente ciò che la Parola proclamata ha detto alla sua vi-ta.

Nell’omelia, che ha un posto privilegiato nell’istruzione del Neocatecumenato,33 il presbi-tero

prolunga la proclamazione della Parola,34 interpretandola secondo il Magistero 35 e attua-lizzandola

nell’oggi del cammino di fede dei neocatecumeni.

§ 3. Ogni celebrazione della Parola è preparata accuratamente, a turno, da un grup-po

della comunità, con l’aiuto, quando possibile, del presbitero. Il gruppo sceglie le

letture 36 e i canti,37 prepara le monizioni e dispone la sala e i segni liturgici per la cele-brazione,

curandone con zelo la dignità e la bellezza.38

§ 4. Per approfondire la Scrittura «con l’intelligenza ed il cuore della Chiesa»,39 i neocate-cumeni

si avvalgono soprattutto della lettura degli scritti dei Padri, dei documenti del Magi-stero,

in particolare del Catechismo della Chiesa Cattolica, e di opere di autori spirituali.40

 

Sezione 2

Liturgia

 

Art. 12

[Veglia pasquale]

§ 1. Cardine e fonte della vita cristiana è il mistero pasquale, vissuto e celebrato in modo

eminente nel Santo Triduo,41 il cui fulgore irradia di luce l’intero anno liturgico.42 Esso

costituisce pertanto il fulcro del Neocatecumenato, in quanto riscoperta dell’iniziazione

cristiana. § 2. «La veglia pasquale, centro della liturgia cristiana, e la sua spiritualità battesimale, so-

31 Cfr. Cæremoniale Episcoporum, n. 226.

32 Generalmente la 1ª lettura è tratta dalla Torà o dai libri storici dell’AT; la 2ª, dai profeti o dai libri sapienziali; la 3ª,

dagli scritti apostolici e la 4ª, dai Vangeli.

33 Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 132.

34 Cfr. Ibidem, 1154.

35 Cfr. PONTIFICIA COMMISSIONE BIBBLICA, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, III, B, 3: «In quanto collabora-tori

dei vescovi, i sacerdoti hanno come primo dovere la proclamazione della Parola (cfr. Presbyterorum ordinis, 4). Essi so-no

dotati di un carisma particolare per l’interpretazione della Scrittura quando, trasmettendo, non le loro idee personali, ma la

parola di Dio, applicano la verità eterna del vangelo alle circostanze concrete della vita (ibidem)».

36 A questo scopo, i neocatecumeni si avvalgono di alcuni strumenti, ad esempio il Vocabolario di Teologia Biblica di

X. LÉON-DUFOUR, i testi paralleli e le note della Bibbia di Gerusalemme, ecc.

37 Nel Cammino Neocatecumenale si adopera un innario di canti tratti dalla Parola di Dio e dalla tradizione liturgica cri-stiana

ed ebraica, che vanno sottolineando i contenuti delle diverse tappe e passaggi.

38 Cfr. Istitutio generalis Missalis Romani, 288.

39 GIOVANNI PAOLO II, Esort. apost. Catechesi Tradendæ, 27; cfr. CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale

per la Catechesi, 127.

40 Cfr. CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 128, 96.

41 Cfr. Messale Romano, Annunzio del giorno della Pasqua nella solennità dell’Epifania: «Centro di tutto l’anno litur-gico

è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto».

42 Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1168..no ispirazione per tutta la catechesi».43 È per questo motivo che, durante l’itinerario, i neoca-tecumeni

sono iniziati gradualmente 44 ad una più perfetta partecipazione a tutto ciò che la san-ta

notte significa, celebra e realizza.

§ 3. In questo modo il Neocatecumenato contribuisce a formare poco a poco un’assemblea

parrocchiale che prepara e celebra la veglia pasquale nella notte santa, con tutta la ricchezza

degli elementi e dei segni liturgici e sacramentali voluti dalla Chiesa. 45

 

Art. 13

[Eucaristia]

§ 1. L’Eucaristia è essenziale al Neocatecumenato, in quanto catecumenato post-battesimale,

vissuto in piccola comunità.46 L’Eucaristia infatti completa l’iniziazione cristia-na.47

§ 2. I neocatecumeni celebrano l’Eucaristia nella piccola comunità per essere iniziati gra-dualmente

alla piena, consapevole e attiva partecipazione ai divini misteri,48 anche secondo

l’esempio di Cristo, che nella moltiplicazione dei pani fece sedere gli uomini «in gruppi di

cinquanta» (Lc 9,14). Tale consuetudine, consolidata nella prassi ultra trentennale del Cam-mino,

è feconda di frutti.49

§ 3. In considerazione anche «di specifiche esigenze formative e pastorali, tenendo conto

del bene di singoli o di gruppi, e specialmente dei frutti che possono derivarne all’intera co-munità

cristiana»,50 la piccola comunità neocatecumenale,51 con l’autorizzazione del Vescovo

diocesano, celebra l’Eucaristia domenicale 52 , aperta anche ad altri fedeli, dopo i primi vespri.

43 CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 91; cfr. ibidem: «Il catecumenato battesimale è

tutto impregnato dal mistero della Pasqua di Cristo. Per questo “tutta l’iniziazione deve rivelare chiaramente il suo carattere

pasquale” (OICA, 8)»; cfr. ibidem, 59.

44 Anche oggi, tanti neocatecumeni provengono dal mondo e da esperienze fuori della Chiesa ed hanno bisogno di una

graduale introduzione ai sacramenti: una propedeutica sacramentale che Giovanni Paolo II ha definito «laboratorio sacramen-tale»,

nel quale i battezzati, ma non iniziati (cfr. KAROL WOJTYLA, Affinché Cristo si serva di noi. Catecumenato del XX seco-lo:

Znak, Cracovia, n. 34, 1952, pp. 402-413), possono gradualmente scoprire il fulgore del mistero pasquale.

45 Cfr. CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO, Litt. circ. Paschalis sollemnitatis, 39-42, 77-96.

46 Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Epist. Ogniqualvolta, 30 agosto 1990: AAS 82 (1990) 1515: «Sono l’annuncio del Vangelo,

la testimonianza in piccole comunità e la celebrazione eucaristica in gruppi (cfr. Notificazione sulle celebrazioni nei gruppi

del “Cammino Neocatecumenale” in L’Oss. Rom., 24 dicembre 1988) che permettono ai membri di porsi al servizio del rin-novamento

della Chiesa»; IDEM, Discorso a 350 catechisti itineranti del Cammino Neocatecumenale, in L’Oss. Rom., 18

gennaio 1994: «Tutto ciò viene attuato in piccole comunità, nelle quali “la riflessione sulla parola di Dio e la partecipazione

all’Eucaristia… formano cellule vive della Chiesa, rinnovano la vitalità della Parrocchia mediante cristiani maturi capaci di

testimoniare la verità con una fede radicalmente vissuta” (Messaggio ai Vescovi d’Europa riuniti a Vienna, 12 aprile 1993)».

47 Cfr. OICA, 36, 368.

48 Cfr. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 48; CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Diretto-rio

generale per la Catechesi, 85; S. LEONE MAGNO, Sermo 12, De passione: «La nostra partecipazione al corpo e al sangue

di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo, a farci rivestire in tutto, nel corpo e nello spirito, di

colui nel quale siamo morti, siamo stati sepolti e siamo risuscitati».

49 In questo modo si viene incontro alle esigenze dell’uomo contemporaneo: si valorizza la domenica, evitando la di-spersione

propria del week end, si strappano i giovani dalle discoteche del sabato sera e dalla droga, si dà alla famiglia la pos-sibilità

di essere unita di domenica in una liturgia domestica – momento privilegiato nella trasmissione della fede ai figli – e

si permette ai fratelli più formati di aiutare ad animare le messe domenicali parrocchiali; ma soprattutto l’intensità della par-tecipazione

della piccola comunità alla sacra Eucaristia stimola e sorregge il cambiamento morale e il sorgere di molteplici

vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa e missionaria.

50 GIOVANNI PAOLO II, Lett. apost. Dies Domini, 36; cfr. SACRA CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO, Instr. Actio Pa-storalis

de Missis pro coetibus particularibus: «Si esortano vivamente i pastori d’anime a voler considerare e approfondire il

valore spirituale e formativo di queste celebrazioni».

51 Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Discorso a 350 catechisti itineranti del Cammino Neocatecumenale, in L’Oss. Rom., 18

gennaio 1994: «La vostra ormai pluriennale esperienza nel “Cammino” vi avrà certo insegnato che la piccola comunità, so-stenuta

dalla Parola di Dio e dall’Eucaristia domenicale, diventa luogo di comunione».

52 Cfr. Notificazione della Congregazione per il Culto Divino sulla celebrazioni nei gruppi del Cammino Neocatecume-nale,

in L’Oss. Rom., 24 dicembre 1988: «La congregazione consente che tra gli adattamenti previsti dall’istruzione Actio

pastoralis, nn. 6-11, i gruppi del menzionato “cammino” possano ricevere la comunione sotto le due specie, sempre con pane.§ 4. Ogni celebrazione dell’Eucaristia è preparata, quando possibile sotto la guida del Pre-sbitero,

da un gruppo della comunità neocatecumenale, a turno, che prepara brevi monizioni

alle letture, sceglie i canti, provvede il pane, il vino, i fiori, e cura il decoro e la dignità dei se-gni

liturgici.

 

Art. 14

[Penitenza, preghiera, anno liturgico, pratiche di pietà]

§ 1. «Il sacramento della Penitenza contribuisce in massimo grado a sostenere la vita cri-stiana».53 Nel loro itinerario di conversione, i neocatecumeni lo celebrano periodicamente se-condo

il rito per la riconciliazione di più penitenti con confessione e assoluzione individuale.

Sono educati inoltre ad accostarsi con assiduità al sacramento della Penitenza secondo il rito

per la riconciliazione dei singoli penitenti.

§ 2. I neocatecumeni vengono gradualmente iniziati alla preghiera liturgica e

all’orazione.54 I genitori sono istruiti a trasmettere la fede ai figli 55 in una celebrazione dome-stica,

fatta durante le Lodi della Domenica.56 I figli sono preparati alla Prima Comunone e alla

Cresima nella parrocchia e dopo i 13 anni sono invitati a iniziare il Cammino

Neocatecumenale.

§ 3. La Chiesa inizia progressivamente i neocatecumeni alle ricchezze spirituali e cateche-tiche

dell’anno liturgico, in cui essa «celebra tutto il mistero di Cristo».57 A tal fine, prima

dell’Avvento, della Quaresima e della Pasqua, i catechisti fanno un annunzio preparatorio.

§ 4. I neocatecumeni vengono inoltre gradualmente istruiti al culto eucaristico fuori della

Messa, all’adorazione notturna, alla recita del santo Rosario e alle altre pratiche di pietà della

tradizione cattolica.

 

Sezione 3

Comunità

 

Art. 15

[Dimensione comunitaria e convivenza]

§ 1. L’educazione alla vita comunitaria è uno dei compiti fondamentali dell’iniziazione cri-stiana.58 Il Neocatecumenato educa ad essa in modo graduale e costante mediante

l’inserimento in una piccola comunità, quale corpo di Cristo risorto, aperta alla vita della co-munità

parrocchiale e di tutta la Chiesa.

§ 2. Momento particolare di tale educazione è la giornata mensile di convivenza di ogni

comunità neocatecumenale. In essa, dopo la celebrazione delle Lodi, si comunica l’esperienza

azzimo, e spostare, “ad experimentum”, il rito della pace dopo la preghiera universale.

Seguendo quanto indicato nella Istruzione Ecclesia de mysterio (art. 3, § 3), per preparare l’assemblea a meglio acco-gliere

l’omelia, il presbitero, con prudenza, può dare la possibilità a qualcuno tra i presenti di esprimere brevemente ciò che

la Parola proclamata ha detto alla sua vita.

53 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decr. Christus Dominus, 30; cfr. cann. 718-736 C.C.E.O.

54 Cfr. art. 20, 1ª e 3ª.

55 Cfr. CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 226-227, 255; cann. 774 § 2 C.I.C., 618

C.C.E.O.

56 Cfr. Institutio generalis de Liturgia Horarum, 27.

57 Normæ universales de anno liturgico et de calendario, 17; cfr. can. 619 C.C.E.O.

58 Cfr. CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 86..di ciò che la grazia di Dio sta compiendo nella propria vita e si manifestano le eventuali diffi-coltà,

nel rispetto della libertà delle coscienze delle persone. Questo favorisce la conoscenza e

l’illuminazione reciproca e il mutuo incoraggiamento, nel vedere l’operare di Dio nella storia

di ciascuno.

§ 3. La comunità aiuta i neocatecumeni a scoprire il loro bisogno di conversione e di matu-razione

nella fede: la diversità, i difetti, le debolezze mettono in evidenza l’incapacità di ama-re

l’altro così com’è, distruggono i falsi ideali di comunità e fanno sperimentare che la comu-nione

(koinonia) è opera dello Spirito Santo.59

Art. 16

[L’esperienza della koinonia e i frutti della comunità]

§ 1. Nella misura in cui i neocatecumeni crescono nella fede, cominciano a manifestarsi i

segni della koinonia: il non giudicare, la non resistenza al malvagio, il perdono e l’amore al

nemico.60 La koinonia si visibilizza anche nel soccorso ai bisognosi, nella sollecitudine per i

malati, per i sofferenti e per gli anziani e nel sostegno, per quanto possibile, di coloro che so-no

in missione, secondo quanto indicato nel Direttorio. I neocatecumeni vengono gradual-mente

formati a un sempre più profondo spirito di comunione e di aiuto reciproco.

§ 2. Il Neocatecumenato forma così progressivamente nella parrocchia un insieme di co-munità

che rendono visibili i segni dell’amore nella dimensione della croce 61 e della perfetta

unità,62 e in tal modo chiamano alla fede i lontani e preparano i non cristiani a ricevere

l’annuncio del Vangelo.

§ 3. Il Cammino Neocatecumenale è offerto quindi come strumento atto ad aiutare la

parrocchia a compiere sempre più la missione ecclesiale di essere sale, luce e lievito del

mondo,63 e a risplendere davanti agli uomini come Corpo visibile di Gesù Cristo risorto,64

sacramento universale di salvezza.65

 

Art. 17

[Iniziazione alla missione]

§ 1. «La catechesi rende il cristiano idoneo a vivere in comunità e a partecipare attivamen-te

alla vita e alla missione della Chiesa».66 I neocatecumeni sono iniziati a «essere presenti da

cristiani nella società»67 e «a prestare la loro cooperazione nei differenti servizi ecclesiali, se-condo

la vocazione di ciascuno».68

§ 2. I neocatecumeni collaborano «attivamente all’evangelizzazione e all’edificazione della

Chiesa»69 innanzitutto essendo ciò che sono:70 il loro proposito di vivere in modo autentico la

59 Cfr. Ibidem, 253: «La comunità cristiana è la realizzazione storica del dono della “comunione” (koinonia), che è un

frutto dello Spirito».

60 Cfr. Lc 6,27-37; Mt 5,38-48.

61 Cfr. Gv 13,34-35: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi

anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli».

62 Cfr. Gv 17,21: «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che

tu mi hai mandato».

63 Cfr. Mt 5,13-16; 13,33.

64 Cfr. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen Gentium, 7-8.

65 Cfr. IDEM, Cost. dogm. Lumen Gentium, 48; IDEM, Cost. past. Gaudium et Spes, 45.

66 CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 86.

67 Ibidem.

68 Ibidem; cfr. cann. 210 C.I.C., 13 C.C.E.O.

69 OICA, 19, 4..vocazione cristiana si traduce in una testimonianza efficace per gli altri, in uno stimolo alla

riscoperta di valori cristiani che potrebbero altrimenti restare quasi nascosti.

§ 3. Dopo un certo tempo di Cammino,71 ogni comunità neocatecumenale indica mediante

votazione alcuni fratelli perché svolgano il compito di catechisti. Questi, se accettano tale de-signazione,

e previa approvazione da parte del Parroco e dei catechisti che guidano la comuni-tà,

costituiscono, insieme al presbitero e al responsabile della comunità, un’équipe di catechi-sti,

per evangelizzare e guidare nuove comunità, sia nella propria che in altra parrocchia, o in

altra diocesi,72 in cui i rispettivi parroci o Ordinari diocesani lo richiedono.

§ 4. I neocatecumeni collaborano all’azione missionaria e pastorale della parrocchia e della

diocesi. Prima della “Redditio symboli”,73 tenuto conto della loro maturità di fede, coloro che

lo desiderano offrono la propria cooperazione; dopo, come parte integrante dell’iniziazione

cristiana, i neocatecumeni partecipano nei differenti servizi ecclesiali, secondo la vocazione di

ciascuno.

 

 

 

Art. 18

[Iniziazione e formazione alla vocazione sacerdotale]

§ 1. Il Cammino Neocatecumenale, come ogni vero itinerario di catechesi, è anche un

«mezzo per suscitare vocazioni sacerdotali e di particolare consacrazione a Dio nelle diverse

forme di vita religiosa e apostolica e per accendere nel cuore dei singoli la vocazione speciale

missionaria».74

§ 2. Il Cammino Neocatecumenale è anche uno strumento che si offre al servizio dei Ve-scovi

per la formazione cristiana dei candidati al presbiterato.

§ 3. I Seminari diocesani e missionari “Redemptoris Mater” sono eretti dai Vescovi dioce-sani,

in accordo con l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, e si reggono secondo

le norme vigenti per la formazione e l’incardinazione dei chierici diocesani 75 e secondo statuti

propri, in attuazione della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis.76 In essi i candidati

al sacerdozio trovano nella partecipazione al Cammino Neocatecumenale un elemento speci-fico

e basilare dell’iter formativo e, al contempo, sono preparati alla «genuina scelta presbite-rale

di servizio all’intero Popolo di Dio, nella comunione fraterna del presbiterio».77

§ 4. Spetta al Vescovo diocesano nominare, su presentazione dell’Équipe Responsabile in-ternazionale

del Cammino, il Rettore e gli altri superiori ed educatori dei Seminari diocesani e

missionari “Redemptoris Mater”. Il Rettore, a nome del Vescovo e in stretto legame con lui,

sovrintende agli studi dei seminaristi e al loro itinerario formativo, e accerta l’idoneità dei

candidati al sacerdozio.

70 Cfr. PAOLO VI, Udienza generale, 8 maggio 1974, in Notitiae, 95-96 [1974], 230: «Questo proposito, mentre per voi

è un modo autentico di vivere la vocazione cristiana, si traduce anche in una testimonianza efficace per gli altri – fate

dell’apostolato solo perché siete quello che siete – in uno stimolo alla riscoperta e al recupero di valori cristiani veri, autenti-ci,

effettivi che potrebbero altrimenti restare quasi nascosti, sopiti e quasi diluiti nella vita ordinaria».

71 Di solito dopo il secondo scrutinio di passaggio al catecumenato post-battesimale.

72 CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 268.

73 Cfr. art. 20, 2ª.

74 CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la catechesi, 86.

75 Cfr. cann. 232-272 C.I.C. e 331-366 C.C.E.O.

76 Cfr. CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, 19 marzo 1985,

nn. 20-101.

77 GIOVANNI PAOLO II, Esort. apost. Pastores dabo vobis, n. 68..

 

 

Capitolo IV

L’itinerario neocatecumenale: fasi, tappe e passaggi

 

Art. 19

[1ª fase: precatecumenato post-battesimale]

§ 1. La prima fase del Neocatecumenato è il precatecumenato post-battesimale, che è un

tempo di kenosi 78 per imparare a camminare nell’umiltà.79 Essa è divisa in due tappe:

1ª. Nella prima tappa, che va dalle catechesi iniziali fino al primo scrutinio di passag-gio

al catecumenato post-battesimale, e che dura circa due anni, i neocatecumeni imparano il

linguaggio biblico, celebrando settimanalmente la Parola di Dio, con temi semplici che per-corrono

tutta la Scrittura, come: acqua, roccia, agnello, ecc. La Parola di Dio, l’Eucaristia e

la comunità aiutano gradualmente i neocatecumeni a svuotarsi dei falsi concetti di sé e di Dio

ed a scendere alla loro realtà di peccatori, bisognosi di conversione, riscoprendo la gratuità

dell’amore di Cristo, che li perdona e li ama.

Nella celebrazione conclusiva del primo scrutinio di passaggio al catecumenato

post-battesimale, dopo l’iscrizione del nome, chiedono alla Chiesa di essere aiutati a maturare

nella fede per compiere le opere di vita eterna,80 e ricevono il segno della croce gloriosa di

Cristo, che illumina il ruolo salvifico che ha la croce nella vita di ciascuno.

2ª. Nella seconda tappa, di analoga durata, i neocatecumeni celebrano le grandi tappe

della storia della salvezza: Abramo, Esodo, Deserto, Terra promessa, ecc., e viene dato loro

un tempo perché provino a se stessi la sincerità dell’intenzione di seguire Gesù Cristo,81 alla

luce della sua Parola: «Non potete servire a Dio e al denaro» (Mt 6,24).

Nella celebrazione conclusiva del secondo scrutinio di passaggio al catecumenato

post-battesimale, rinnovano davanti alla Chiesa la rinuncia al demonio e manifestano la vo-lontà

di servire solo Dio. In seguito studiano e celebrano le principali figure bibliche: Adamo,

Eva, Caino, Abele, Noè, ecc., alla luce di Cristo.

§ 2. Gli scrutini aiutano i neocatecumeni nel loro cammino di conversione, nel rispetto del-la

coscienza e del foro interno, secondo la normativa canonica,82 l’OICA e il Direttorio cate-chetico

del Cammino Neocatecumenale.

78 Cfr. Fil 2,7.

79 Cfr. Mi 6,9.

80 Cfr. 1 Gv 3,14-15; Ef 2,10.

81 Cfr. Lc 14,25-33.

82 Cfr. cann. 220 C.I.C. e 23 C.C.E.O..

 

Art. 20

[2ª fase: catecumenato post-battesimale]

La seconda fase del Neocatecumenato è il catecumenato post-battesimale, che è un tem-po 83 di combattimento spirituale per acquistare la semplicità interiore dell’uomo nuovo che

ama Dio come unico Signore, con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze e il pros-simo

come se stesso.84 Sostenuti dalla Parola di Dio, dall’Eucaristia e dalla comunità, i neoca-tecumeni

si addestrano nella lotta contro le tentazioni del demonio: la ricerca di sicurezze, lo

scandalo della Croce e la seduzione degli idoli del mondo.85 La Chiesa viene in aiuto ai neo-catecumeni

consegnando loro le armi necessarie, in tre tappe:

1ª. «Il combattimento spirituale della vita nuova del cristiano è inseparabile dal com-battimento

della preghiera»86 che porta all’intimità con Dio. La Chiesa realizza una prima ini-ziazione

dei neocatecumeni alla preghiera liturgica e personale, anche notturna,87 che culmina

con le catechesi dei Vangeli sulla preghiera e con la celebrazione della consegna del libro del-la

Liturgia delle Ore. Da allora essi iniziano il giorno con la preghiera individuale delle Lodi

e dell’Ufficio delle Letture e imparano a fare un tempo di preghiera silenziosa e la preghiera

del cuore.

I neocatecumeni, scrutando i salmi in piccoli gruppi, sono iniziati alla pratica as-sidua

della “lectio divina” o “scrutatio scripturæ”,88 «nella quale la Parola di Dio è letta e

meditata per trasformarsi in preghiera».89 Infatti, «l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di

Cristo».90

2ª. La Chiesa consegna ai neocatecumeni il Credo (“Traditio Symboli”), «compendio

della Scrittura e della fede»,91 e li invia a predicarlo, a due a due, per le case della parrocchia.

Essi studiano e celebrano articolo per articolo il Simbolo apostolico e lo restituiscono alla

Chiesa (“Redditio Symboli”), confessando la loro fede e proclamando il Credo solennemente

dinanzi ai fedeli, durante la Quaresima.

3ª. La Chiesa realizza una seconda iniziazione dei neocatecumeni alla preghiera litur-gica

e contemplativa, che culmina con le catechesi sulla preghiera del Signore e con la cele-brazione

della consegna del “Padre nostro”, «sintesi di tutto il Vangelo».92 Da allora, nelle

ferie di Avvento e di Quaresima, essi cominciano a celebrare comunitariamente in parrocchia,

prima di andare al lavoro, le Lodi e l’Ufficio delle Letture, con un tempo di preghiera con-templativa.

I neocatecumeni sono iniziati a farsi piccoli 93 e a vivere abbandonati filialmente

alla paternità di Dio, protetti dalla maternità di Maria e della Chiesa, e nella fedeltà al Succes-sore

di Pietro e al Vescovo. A tal fine, prima della consegna del “Padre nostro”, i neocatecu-meni

fanno un pellegrinaggio ad un santuario mariano per accogliere la Vergine Maria come

83 Cfr. OICA, 20: «La durata del tempo del catecumenato dipende dalla grazia di Dio e inoltre da varie circostanze…

Nulla quindi si può stabilire “a priori”».

84 Cfr. Mc 12,30-31; Dt 6,4-5.

85 Cfr. Mt 4,1-11.

86 Catechismo della Chiesa Cattolica, 2725; cfr. CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI, Istruzione per

l’applicazione delle prescrizione liturgiche del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (6-1-1996), nn. 95-99.

87 Cfr. Institutio generalis de Liturgia Horarum, 10, 57-58, 72.

88 Cfr. Gv 5,39.

89 Catechismo della Chiesa Cattolica, 1177; cfr. PONTIFICIA COMMISSIONE BIBBLICA, L’interpretazione della Bibbia nel-la

Chiesa, IV, C, 2.

90 S. GIROLAMO, Comm. in Is., Prol; cfr. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. dogm. Dei Verbum, 25; Catechismo

della Chiesa Cattolica, 133.

91 CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 85.

92 Ibidem; cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2761.

93 Cfr. Mt 18,4..madre,94 professano la fede sulla tomba di S. Pietro e fanno un atto di adesione al Santo Pa-dre.

In questa tappa i neocatecumeni studiano sistematicamente le singole petizioni del

“Padre nostro” e temi sulla Vergine Maria: Madre della Chiesa, Nuova Eva, Arca

dell’alleanza, Immagine del cristiano, ecc.

 

Art. 21

[3ª fase: riscoperta dell’elezione]

§ 1. La terza fase del Neocatecumenato è la riscoperta dell’elezione, «cardine di tutto

il catecumenato».95 È un tempo di illuminazione in cui la Chiesa insegna ai neocatecumeni a

camminare nella lode, «inondati dalla luce della fede»,96 cioè a discernere e compiere la vo-lontà

di Dio nella storia per fare della propria vita una liturgia di santità. Essi studiano e cele-brano

i singoli brani del Sermone della Montagna.

§ 2. Dopo aver mostrato con le opere che in essi si sta realizzando, pur nella debolez-za,

l’uomo nuovo descritto nel Sermone della Montagna, che, seguendo le orme di Gesù Cri-sto,97 non resiste al male e ama il nemico,98 i neocatecumeni rinnovano solennemente le pro-messe

battesimali nella Veglia Pasquale, presieduta dal Vescovo. In questa liturgia essi in-dossano

le vesti bianche in ricordo del loro battesimo.

§ 3. Poi, durante la cinquantina pasquale, celebrano ogni giorno l’eucaristia solenne-mente

e fanno un pellegrinaggio in Terra Santa come segno delle nozze con il Signore, riper-correndo

i luoghi dove Cristo ha realizzato quanto loro hanno vissuto durante tutto l’itinerario

neocatecumenale.

§ 4. Dopo l’elezione si conclude il neocatecumenato post-battesimale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo III

 

Educazione permanente della fede:

una via di rinnovamento nella parrocchia

 

Art. 22

[Educazione permanente nella piccola comunità]

§ 1. La comunità neocatecumenale, dopo aver compiuto l’itinerario di riscoperta

dell’iniziazione cristiana, entra nel processo di educazione permanente della fede: perseveran-do

nella celebrazione settimanale della Parola e dell’Eucaristia domenicale e nella comunione

fraterna, attivamente inseriti nella pastorale della comunità parrocchiale, per dare i segni

dell’amore 99 e dell’unità,100 che chiamano l’uomo contemporaneo alla fede:

«L’educazione permanente della fede – afferma il Direttorio generale per la Catechesi

94 Cfr. Gv 19,26-27.

95 OICA, 23.

96 Ibidem, 24.

97 Cfr. 1 Pt 2,21.

98 Cfr. Mt 6,39-45.

99 Cfr. Gv 13,34-35.

100 Cfr. Gv 17,21..– si rivolge non solo a ciascun cristiano, per accompagnarlo nel suo cammino verso la santità,

ma anche alla comunità cristiana come tale, perché maturi tanto nella sua vita interiore di a-more

a Dio e ai fratelli, quanto nella sua apertura al mondo come comunità missionaria. Il de-siderio

e la preghiera di Gesù al Padre sono un appello incessante: “Perché tutti siano una co-sa

sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il

mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21). Avvicinarsi, a poco a poco, a questo ideale

richiede, nella comunità, una fedeltà grande all’azione dello Spirito Santo, un costante

alimentarsi del Corpo e Sangue del Signore e una permanente educazione della fede,

nell’ascolto della Parola».101

§ 2. Il Cammino Neocatecumenale è così uno strumento al servizio dei Vescovi per attuare

il processo di educazione permanente della fede richiesto dalla Chiesa: l’iniziazione cristiana,

come ribadisce il Direttorio generale per la Catechesi, «non è il punto finale nel processo

permanente di conversione. La professione di fede battesimale si pone a fondamento di un e-dificio

spirituale destinato a crescere»;102 «l’adesione a Gesù Cristo, infatti, avvia un processo

di conversione permanente, che dura tutta la vita».103

 

 

Art. 23

[Una via di rinnovamento nella parrocchia]

§ 1. In questo modo il Cammino Neocatecumenale contribuisce al rinnovamento par-rocchiale

auspicato dal Magistero della Chiesa di promuovere «nuovi metodi e nuove

strutture», che evitino l’anonimato e la massificazione,104 e di considerare «la parrocchia

come comunità di comunità»,105 che «decentrano e articolano la comunità parrocchiale».106

§ 2. L’Équipe di catechisti che ha guidato la comunità durante l’itinerario neocatecumena-le,

in modo analogo ai padrini del battesimo,107 rimane a disposizione per le necessità di

evangelizzazione e di educazione permanente.

 

 

 

 

Titolo IV

 

Catecumenato battesimale

101 CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 70 (il corsivo è redazionale).

102 Ibidem, 56.

103 Ibidem; cfr. anche 69-72.

104 Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Discorso alla Conferenza dei Vescovi cattolici dell’Ontario, in L’Oss. Rom., 5 maggio

1999: «Non bisogna permettere all’anonimato delle città di invadere le nostre comunità eucaristiche. Bisogna trovare nuovi

metodi e nuove strutture per costruire ponti fra le persone, in modo che si realizzi realmente quella esperienza di accoglienza

reciproca e di vicinanza che la fraternità cristiana richiede. Potrebbe essere che questa esperienza e che la catechesi che deve

accompagnarla si realizzino meglio in comunità più ridotte, come viene precisato nell’Esortazione Post-sinodale: “Una via di

rinnovamento parrocchiale, particolarmente urgente nelle parrocchie delle grandi città, si può forse trovare considerando la

parrocchia come comunità di comunità” (Ecclesia in America, 41)».

GIOVANNI PAOLO II, Alla parrocchia di Santa Maria Goretti, 31 gennaio 1988, in L’Oss. Rom., 1-2 febbraio 1988:

«C’è un modo, io penso, di ricostruire la parrocchia basandosi sull’esperienza neocatecumenale… Esso è molto coerente con

la natura stessa della parrocchia».

GIOVANNI PAOLO II, Messaggio ai Vescovi d’Europa riuniti a Vienna, 12 aprile 1993: «[Tali comunità] formano cel-lule

vive della Chiesa, rinnovano la vitalità della parrocchia mediante cristiani maturi capaci di testimoniare la verità con una

fede radicalmente vissuta».

105 GIOVANNI PAOLO II, Esort. apost. Ecclesia in America, n. 41: «Una via di rinnovamento parrocchiale, particolarmente

urgente nelle parrocchie delle grandi città, si può forse trovare considerando la parrocchia come comunità di comunità».

106 GIOVANNI PAOLO II, Esort. apost. Redemptoris missio, 51.

107 Cfr. cann. 872, 892 C.I.C.; 684, 685 C.C.E.O..

 

Art. 24

[Catecumeni]

§ 1. Il Cammino Neocatecumenale è uno strumento al servizio dei Vescovi anche per

l’iniziazione cristiana dei non battezzati.

§ 2. La partecipazione alle catechesi iniziali e alla prima fase dell’itinerario neocatecume-nale

– secondo la condizione loro propria – di coloro che devono percorrere il catecumenato a

norma del diritto,108 garantisce che venga realizzato adeguatamente quanto è ordinato

dall’OICA. In particolare:

1°. L’iniziazione cristiana dei catecumeni è fatta «in seno alla comunità dei fedeli i

quali, meditando insieme con i catecumeni sull’importanza del mistero pasquale e rinnovando

la propria conversione, li incoraggiano con il loro esempio a corrispondere più generosamente

alla grazia dello Spirito Santo».109

2°. «Il popolo di Dio, rappresentato dalla Chiesa locale, dev’esser sempre convinto e

deve mostrare concretamente che l’iniziazione degli adulti è compito suo e impegno di tutti i

battezzati… Ogni discepolo di Cristo… deve perciò aiutare i candidati e i catecumeni in tutto

il corso dell’iniziazione, dal precatecumenato al catecumenato, al tempo della mistagogia».110

3°. «Non deve essere omesso… il tempo di quell’evangelizzazione», dalla quale

«hanno origine la fede e la conversione iniziale», né «il tempo del precatecumenato» necessa-rio

«perché maturi la seria volontà di seguire Cristo e di chiedere il Battesimo».111

4°. Prima dell’ammissione al catecumenato, occorre che i candidati «abbiano comin-ciato

ad avere il senso della penitenza, a invocare Dio e a pregarlo, a fare la prima esperienza

della comunità e della spiritualità cristiana».112

5°. «I catecumeni, che la Madre Chiesa circonda del suo affetto e delle sue cure come

già suoi figli e ad essa congiunti, appartengono alla famiglia di Cristo: infatti ricevono dalla

Chiesa il nutrimento della Parola di Dio e sono sostenuti dall’aiuto della liturgia».113 «A loro

utilità sono predisposte opportune celebrazioni della parola di Dio, anzi essi già possono in-sieme

accedere con i fedeli alla liturgia della parola per meglio prepararsi alla futura parteci-pazione

all’Eucaristia».114

6°. «Quando partecipano all’assemblea dei fedeli, devono esser con gentilezza con-gedati

prima dell’inizio della celebrazione eucaristica».115 Ciò viene fatto nel Cammino

Neocatecumenale mediante una benedizione speciale,116 dopo la quale ricevono «una

opportuna catechesi» preparata sulla base del Catechismo della Chiesa Cattolica, che «porta i

catecumeni non solo a una conveniente conoscenza dei dogmi e dei precetti, ma anche

all’intima conoscenza del mistero della salvezza».117

7°. «I catecumeni imparino anche a collaborare attivamente alla evangelizzazione e

all’edificazione della Chiesa».118

§ 3. Per completare la preparazione al battesimo, e celebrarlo nella notte di Pasqua, di

108 Cfr. cann. 206, 788, 852 § 1, 865 § 1, 1183 § 1 C.I.C; 9, 30, 587, 588 C.C.E.O.

109 OICA, 4.

110 Ibidem, 41.

111 Ibidem, 9-11.

112 Ibidem, 15.

113 Ibidem, 18; cfr. can. 206 C.I.C.; 9 C.C.E.O.

114 OICA, 19, 3.

115 Ibidem.

116 Cfr. Ibidem, 119-124.

117 Ibidem, 19, 1.

118 Ibidem, 19, 4..norma è conveniente attendere la conclusione del secondo scrutinio, 4 anni circa. La decisione

viene presa dal Parroco, insieme all’équipe di catechisti.

 

Art. 25

[Neofiti]

§ 1. Terminato il periodo di preparazione, d’accordo con il Parroco e con l’opportuna co-municazione

al Vescovo diocesano,119 i catecumeni ricevono i sacramenti dell’iniziazione cri-stiana

(Battesimo, Cresima, Eucaristia) 120 , e vengono così pienamente inseriti nella Chiesa.

§ 2. Coloro che lo desiderano continueranno a partecipare alla vita della comunità neocate-cumenale

con cui hanno camminato fino ad allora da catecumeni, e percorreranno le altre due

fasi dell’itinerario neocatecumenale: «la comunità insieme con i neofiti prosegue il suo cam-mino

nella meditazione del Vangelo, nella partecipazione all’Eucaristia e nell’esercizio della

carità, cogliendo sempre meglio la profondità del mistero pasquale e traducendolo sempre più

nella pratica di vita».121 Ciò costituisce un aiuto prezioso ai neofiti per superare le difficoltà

inerenti ai primi anni di vita cristiana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo V

 

Modalità del servizio della catechesi

 

Art. 26

[Vescovo diocesano]

Al Vescovo diocesano, quale responsabile dell’iniziazione, della formazione e della vita

cristiana nella Chiesa particolare,122 compete:

1º. autorizzare l’attuazione del Cammino Neocatecumenale nella diocesi;

2º. vigilare che l’attuazione del Cammino Neocatecumenale si svolga in conformità a

quanto stabilito negli artt. 1 e 2, e nel rispetto della dottrina e della disciplina della Chiesa;

3º. curare una ragionevole continuità pastorale nelle parrocchie in cui è presente il

Cammino Neocatecumenale;

4º. presiedere, personalmente o per mezzo di un delegato, i riti che segnano i passag-gi

dell’itinerario neocatecumenale;

5º. risolvere, in dialogo con l’Équipe Responsabile del Cammino di cui all’art. 3, e-ventuali

questioni riguardanti l’attuazione e lo sviluppo del Cammino nella propria diocesi;

6º. assicurare una fattiva collaborazione tra il Centro neocatecumenale diocesano, di

cui all’art. 30, e i vari uffici della Curia diocesana (in particolare quello liturgico e catecheti-co).

 

Art. 27

119 Cfr. can. 863 C.I.C.

120 Cfr. can. 866 C.I.C.; 695, 697 C.C.E.O.

121 OICA, 37.

122 Cfr. CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la catechesi, 222-223; OICA, introduzione generale, 12;

introduzione, 44, 66..[Parroco e presbiteri]

§ 1. Il Parroco e i Presbiteri esercitano la cura pastorale di coloro che percorrono il Cam-mino

Neocatecumenale – anche alla luce di quanto indicato agli artt. 5 § 2 e 6 § 2 –, e adem-piono

“in persona Christi Capitis” il loro ministero sacerdotale annunciando la Parola di Dio,

amministrando i sacramenti e, per quanto possibile, presiedendo le celebrazioni della prima o

di altre comunità neocatecumenale della parrocchia.

§ 2. Inoltre il Parroco e i Presbiteri:

1º. a nome del Vescovo diocesano, vigilano che l’attuazione del Cammino si svolga

in conformità a quanto stabilito negli artt. 1 e 2, nel rispetto della dottrina e della disciplina

della Chiesa;

2º. aiutano le Équipes di catechisti, di cui all’art. 8 §§ 4 e 5, a realizzare la loro mis-sione;

3º. tenuto conto che la pastorale di iniziazione cristiana è vitale per evangelizzare

l’uomo contemporaneo, sostengono l’attuazione del Cammino nell’insieme degli strumenti

pastorali della parrocchia.

 

Art. 28

[Catechisti]

§ 1. Le équipes di catechisti sono composte da alcuni laici, eletti in conformità all’art. 17 §

3, e da un presbitero.

§ 2. Le équipes di catechisti, come esplicitato nel presente Statuto 123 e nel Direttorio cate-chetico

del Cammino Neocatecumenale:

1º. su invito del parroco danno le catechesi iniziali che avviano un processo di gesta-zione

alla fede in cui si formano le comunità;

2º. ritornano periodicamente, di norma una volta all’anno, per condurre i diversi pas-saggi

dell’itinerario neocatecumenale e dare le indicazioni necessarie per lo svolgimento delle

varie fasi e tappe;

3º. svolgono un importante compito di discernimento circa l’idoneità dei singoli neo-catecumeni

e delle rispettive comunità per quanto riguarda il passaggio alle tappe successive

dell’itinerario del Cammino;

4º. durante gli scrutini di passaggio da loro guidati devono mantenere il massimo ri-spetto

per gli aspetti morali della vita intima dei neocatecumeni che rientrano nel foro interno

della persona.

§ 3. Nello svolgimento del loro compito i catechisti laici collaborano con il Parroco e con i

presbiteri delle rispettive comunità e li aiutano nella missione di governo, di insegnamento e

di santificazione loro propria in quanto ministri ordinati.

 

Art. 29

[Formazione dei catechisti]

Perché i catechisti acquistino – come richiede il Direttorio generale per la Catechesi – «gli

atteggiamenti evangelici che Gesù suggerì ai suoi discepoli, quando li iniziò alla missione…:

andare in cerca della pecora smarrita; annunciare e sanare nello stesso tempo; presentarsi po-veri,

senza oro né bisaccia; saper assumere il rifiuto e la persecuzione; porre la propria fiducia

nel Padre e nel sostegno dello Spirito Santo; non attendersi altro premio che la gioia di lavora-

123 Cfr artt 17 § 3 e 31..re per il Regno»,124 essi sono adeguatamente preparati:

1°. base della loro formazione è la partecipazione al Neocatecumenato, che garantisce

la loro graduale maturazione nella fede e nella testimonianza,125 con il corrispondente appro-fondimento

biblico, patristico e teologico, con particolare riferimento ai documenti del Magi-stero

della Chiesa;

2°. si preparano a trasmettere la parola come a loro volta l’hanno ricevuta 126 e vissuta:

fanno pratica accompagnando più volte i propri catechisti nelle catechesi iniziali e nei diversi

passaggi del Neocatecumenato;

3°. completano la loro formazione partecipando ad apposite convivenze e incontri per

catechisti, indetti dall’Équipe Responsabile internazionale del Cammino o dall’Équipe da essa

delegata, in cui si trattano temi fondamentali del Magistero della Chiesa;

4°. assistono agli incontri del Centro neocatecumenale diocesano, di cui all’articolo

seguente, per la formazione dei catechisti;

5°. infine, preparano ogni catechesi e passaggio del Neocatecumenato, per quanto

possibile insieme al presbitero, leggendo in ambiente di preghiera i brani corrispondenti della

Sacra Scrittura, del Catechismo della Chiesa Cattolica e del Direttorio catechetico del Cam-mino

Neocatecumenale, che ravvivano in loro la «parola di salvezza» (At 13,26) che essi stes-si

hanno ricevuto oralmente dai propri catechisti.

 

Art. 30

[Centro neocatecumenale]

§ 1. Quando lo sviluppo del Cammino Neocatecumenale in una diocesi lo richiede,

l’équipe di catechisti che ha aperto il Cammino avvia e guida, d’accordo con il Vescovo, un

centro chiamato Centro neocatecumenale diocesano, che favorisce l’incontro tra il Vescovo,

o un suo delegato, i parroci, ed i presbiteri, catechisti e responsabili delle comunità.

§ 2. Scopo del centro è contribuire alla formazione dei catechisti, assegnare le nuove cate-chesi,

coordinare i diversi passaggi, sostenere le équipes di catechisti nelle varie difficoltà

dell’evange-lizzazione e presentare al Vescovo, o a un suo delegato, i responsabili delle nuove

comunità.

 

 

 

 

Art. 31

[Catechisti itineranti]

§ 1. Nelle convivenze di catechisti, di cui all’art. 29, 3°, per rispondere alle richieste di

diocesi lontane, si fa una chiamata ai partecipanti a rendersi disponibili per essere inviati co-me

itineranti, in ogni parte del mondo. Coloro che si sentono chiamati da Dio offrono la loro

disponibilità.

§ 2. In apposite convivenze l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino costituisce

delle équipes di catechisti itineranti – formate di solito da un presbitero, una coppia di sposi e

un celibe, oppure un presbitero, un celibe e una nubile –, per essere inviate a diocesi lontane a

iniziare e guidare l’attuazione del Cammino Neocatecumenale.

§ 3. In queste convivenze, che cominciano con una giornata di conversione, l’Équipe Re-sponsabile

del Cammino, o altra da essa indicata, verifica la disponibilità e coordina l’attività

124 CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 86; cfr. Mt 10,5-42 e Lc 10,1-20.

125 Cfr. CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 246, 247: «Quando la fede dei catechisti

non è ancora matura, è consigliabile che essi partecipino all’itinerario di tipo catecumenale».

126 Cfr. 1 Cor 15,1-11; CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la Catechesi, 235-236..degli itineranti, in una dinamica di “sistole e diastole”, secondo l’esempio del Signore che in-viava

i suoi apostoli in missione e poi li riuniva, in un luogo appartato, per ascoltare i prodigi

che lo Spirito Santo operava con loro.127

§ 4. Il catechista itinerante resta unito alla propria parrocchia e comunità, alla quale ritorna

regolarmente per partecipare al cammino della propria comunità. Inoltre, il catechista itineran-te

accetta di vivere la propria missione in precarietà – secondo la prassi ultra trentennale del

Cammino Neocatecumenale –, rimanendo libero di interromperla in qualsiasi momento, in-formando

il Vescovo ad quem e l’Équipe Responsabile del Cammino.

 

Art. 32

[Presbiteri itineranti]

Qualora si tratti di chierici secolari, oppure di membri di Istituti di vita consacrata o di

Società di vita apostolica, essi devono avere la licenza espressa del proprio Vescovo

diocesano o Superiore religioso competente, nelle dovute forme. L’Ordinario, in rapporto con

il Vescovo che li accoglie, fissa il tempo di questa disponibilità, è periodicamente informato

della loro attività, e si accerta che le condizioni materiali e spirituali del loro ministero,

vissuto nello spirito dell’essere itinerante, siano secondo quanto previsto dal diritto.

 

Art. 33

[Famiglie in missione]

§ 1. L’attuazione del Cammino Neocatecumenale può essere aiutata da famiglie in missio-ne

che, su richiesta dei Vescovi, si stabiliscono in zone scristianizzate o dove sia necessaria

una “implantatio ecclesiae”.

§ 2. Queste famiglie sono indicate dall’Équipe Responsabile del Cammino, in apposite

convivenze, tra quelle che si sono rese liberamente disponibili per andare ovunque dopo aver

considerato, con fiducia nel Signore, sia la necessità della Chiesa sia l’assenza di ostacoli per

la propria famiglia. Esse vengono di solito inviate dal proprio Vescovo in un’apposita cele-brazione.

§ 3. La famiglia in missione resta unita alla propria parrocchia e comunità, alla quale ritor-na

periodicamente per partecipare al cammino della propria comunità. Inoltre accetta di vivere

nella precarietà la propria missione – aiutata eventualmente dalla comunità di origine –, rima-nendo

libera di interromperla in qualsiasi momento.

 

 

Titolo VI

 

L’Équipe Responsabile Internazionale del Cammino

 

Art. 34

[L’attuale Équipe Responsabile internazionale del Cammino]

§ 1. L’Équipe Responsabile internazionale del Cammino è composta, vita natural durante,

dal Sig. Kiko Argüello – che ne è il responsabile – e dalla Sig.ra Carmen Hernández, iniziato-ri

del Cammino Neocatecumenale, e dal presbitero D. Mario Pezzi, del clero diocesano di

Roma.

127 Cfr. Lc 10,1-24..§ 2. Dopo la scomparsa di uno dei due iniziatori di cui al paragrafo precedente, l’altro ri-mane

responsabile dell’Équipe internazionale e, sentito il parere del Presbitero, procederà a

completare l’Équipe internazionale. In caso di scomparsa o rinuncia del Presbitero, gli inizia-tori

scelgono un altro presbitero e lo presentano al Pontificio Consiglio per i Laici per la sua

conferma.

§ 3. Dopo la scomparsa di ambedue gli iniziatori, si procederà a eleggere l’Équipe Respon-sabile

internazionale del Cammino, secondo la procedura stabilita nell’articolo successivo.

 

Art. 35

[Elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino]

§ 1. L’elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino sarà affidata a un

Collegio elettivo, in numero tra ottanta e centoventi, scelto dalla stessa Équipe. Le persone fa-centi

parte di detto Collegio sono nominate a vita, salvo che l’Équipe Responsabile interna-zionale

del Cammino ritenga opportuna, per motivi gravi, qualche sostituzione. Ogni cinque

anni detta Équipe provvederà a sostituire coloro che – per morte, rinuncia, o per gravi motivi

– avessero cessato di far parte del Collegio. L’elenco dei componenti il Collegio elettivo è de-positato

presso il Pontificio Consiglio per i Laici.

§ 2. L’elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino avverrà nel modo

seguente:

1°. Un mese prima della scadenza del suo mandato, il Collegio elettivo è convocato

in una convivenza dall’Équipe Responsabile del Cammino uscente, oppure, nel caso della sua

scomparsa, dal primo nell’elenco di cui sopra.

2°. Il Collegio, raggiunto un quorum di almeno due terzi dei suoi membri, nella prima

riunione sceglie 3 persone a cui viene affidato l’incarico di scrutatore e gli altri incombenti

che attengono all’elezione. Il Collegio elegge, tra i presenti o tra altri catechisti del Cammino

da essi proposti, i componenti dell’Équipe internazionale, a norma del can. 119 C.I.C.128 Per

primo viene eletto il responsabile dell’Équipe, che deve essere un laico – uomo sposato o ce-libe

–, e poi, in singole votazioni, gli altri componenti dell’Équipe.

3°. La composizione dell’Équipe, a votazione ultimata, deve comprendere: un presbi-tero,

una coppia di sposi e un celibe, oppure un presbitero, un celibe e una nubile.

4º. La conferma dell’elezione dell’Équipe sarà richiesta dal responsabile al Pontificio

Consiglio per i Laici, a norma del diritto.129 In caso di mancata conferma, si procederà a rie-leggere

l’intera Équipe.

§ 3. L’Équipe Responsabile internazionale del Cammino ha un mandato di sette anni e

può essere rieletta più volte. Dopo ogni rielezione, il responsabile chiederà la conferma al

Pontificio Consiglio per i Laici.

§ 4. Se durante il suo mandato venisse a mancare il responsabile, l’Équipe sarà rieletta

per intero, secondo la procedura indicata ai §§ 1 e 2; se venisse a mancare uno degli altri

componenti si eleggerà il sostituto, secondo la stessa procedura.

 

Disposizione finale

Ogni eventuale modifica del presente Statuto va sottoposta all’approvazione del Pontifi-

128 Cfr. cann. 924.

129 Cfr. cann. 179 C.I.C...cio Consiglio per i Laici dall’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, previa con-sultazione del Collegio elettivo..

 

COLLEGIO ELETTIVO

 

(29 Giugno 2002)

1. Sig. José Agudo (Madrid)

2. Sig. Franco Voltaggio (Roma)

3. Don Jesús Blázquez (Ávila)

4. Sig. Giampiero Donnini (Roma)

5. Don Gregorio Sacristán (Roma)

6. Sig. Stefano Gennarini (Roma)

7. Sig. Diego Martínez (Bogotá)

8. Sig. Giuseppe Manzari (Roma)

9. Sig. Giuseppe Gennarini (Roma)

10. Don Angelo Stefanini (Firenze)

11. Don José María Garciandía (Madrid)

12. Sig. Lucio García (Calahorra)

13. Don Nicanor Martínez (León)

14. Don Manuel García (Madrid)

15. Sig. Jesús Serrat (Barcellona)

16. Don Enrique Callejo (Madrid)

17. Padre Víctor Tenza (O. Carm.)

18. Don Ángel Bello (Valencia)

29. Don Acácio Dias (Évora)

20. Don Severino Pizzanelli (Pontremoli)

21. Sig. Eusebio Astiaso (Roma)

22. Sig. Patrizio Astorri (Fermo)

23. Sig. Silverio Cartolano (Roma)

24. Sig. Salvatore Morfino (Palermo)

25. Sig. Oscar Pasinato (Ivrea)

26. Sig. Claudio Bandini (Venezia)

27. Sig. Antonio Spandri (Venezia)

28. Sig. Carlo Striano (Roma)

29. Sig. Giuliano Bonomi (Parigi)

30. Sig. Giovanni Guggi (Padova)

31. Don Giacomo Raineri (Teramo)

32. Don Giovanni Sgariboldi (Albano)

33. Sig. Rufino Valiente (Roma)

34. Don Alberto Zamora (Xalapa)

35. Padre José Ángel Castillo (SS.CC.)

36. Don Félix Villegas (Madrid)

37. Don Alonso Gómez (Siviglia)

38. Don Jesús Martínez (Valencia)

39. Sig. Giuseppe Cottone (Roma)

40. Don José Luis Del Palacio (Madrid)

41. Don Fermín Muro (Calahorra)

42. Padre Juan José López (O. Carm.)

43. Sig. Juan Figueras (Roma)

44. Don Carmelo Zuccarello (Roma)

45. Sig. César Ureña (Madrid)

46. Sig. Filippo Di Mario (Rimini)

47. Don Bernardo Torres (Roma)

48. Sig. Maurizio Pastore (Roma)

49. Don José Guzmán (Siviglia)

50. Don Juan Moreno (Madrid)

51. Don Ezechiele Pasotti (Roma)

52. Padre Ángel Iglesias (Madrid)

53. Don Jorge Tomás (Valencia)

54. Padre Miguel Suárez (S. I.)

55. Sig. Luigi Lanzani (Roma)

56. Sig. Fernando Valdés (Madrid)

57. Don Leonardo Di Mauro (Roma)

58. Sig. Salvatore Piccolo (Roma)

59. Mons Claudiano Strazzari (Roma)

60. Don Juan José Armendáriz (Pamplona)

61. Don Aloisij Oberstar (Lubiana)

62. Don Miguel Chiner (Roma)

63. Don Jesús Bayarri (Roma)

64. Don Giampaolo Pronzato (Roma)

65. Don Rino Rossi (Roma)

66. Don Ángel Ciriza (Pamplona)

67. Don Emiliano Jiménez (Ávila)

68. Don Javier Sotil (Barcellona)

69. Padre Antonio Sergianni (P.I.M.E.)

70. Don Venanzio Pasotti (Roma)

71. Don José Folqué (Barcellona)

72. Don Antonio Garciandía (Castellón)

73. Don Francesco Donega (Roma)

74. Don Florián Martín (Roma)

75. Don José Casas (Roma)

76. Don Aldo Fava (Roma)

77. Don Juan Fernández (Madrid)

78. Sig. Rafael Tomás (Madrid)

79. Sig. Giovanni Stirati (Roma)

80. Sig. José Martrat (Barcellona)

81. Sig. Eric Tarneaud (Parigi)

82. Sig. Marco Gennari (Roma)

83. Don Angelo Pochetti (Roma)

84. Don Janez Oberstar (Lubliana)

 

 

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